31 agosto 2010

Il film MIRAL al Cinema Odeon

Venerdi' 3 settembre
(il giorno dopo la proiezione in Concorso a Venezia)
al Cinema Odeon, con orario 18 e 20,30
verrà proiettato
"MIRAL"
un film sulla Palestina, tratto dal romanzo "La strada dei fiori di Miral" della giornalista italo-palestinese Rula Jebreal, che ne ha curato la sceneggiatura.


Miral racconta la storia di tre generazioni di donne le cui vite si intrecciano nell’umana ricerca della giustizia, della speranza e della riconciliazione in un mondo offuscato dall’ostilità, dall’odio e dalla guerra.
La storia ha inizio nel 1948, in una Gerusalemme consumata dalla Guerra.
Mentre si reca a lavoro Hind Husseini (HIAM ABBASS, L’Ospite Inatteso, Il giardino di limoni, Amreeka) si imbatte in 55 bambini, sono degli orfani che vagano per la strada. Incapace di voltare loro le spalle li porta a casa con sé, per sfamarli e dargli un rifugio. Nell’arco di alcuni mesi, i 55 orfani diventano quasi 2000. Hind decide così di trasformare la sua casa nell’Istituto Al-Tifl Al-Arabi e, in seguito, l’istituto diverrà anche una scuola, il cui scopo è offrire un’istruzione agli orfani e di fungere da simbolo di speranza per tutte quelle ragazze vittime del conflitto Israelo-Palestinese.
Sono trascorsi trent’anni, siamo nel 1978, una bambina di 7 anni arriva all’Istituto in seguito alla morte della madre. E’ Miral (FREIDA PINTO, The Millionaire), che crescerà tra le mura protettrici dell’Istituto, completamente ignara delle problematiche che infiammano il paese. All’età di 17 anni, all’apice della resistenza dell’Intifada, a Miral viene affidato il compito di lavorare come insegnante in un campo rifugiati, lì, Miral viene a conoscenza dell’odio, della frustrazione e della guerra che sembrano essere un antico retaggio della sua stessa famiglia. Miral si innamora del fervente attivista politico, Hani (Omar Metwally, Munich, Rendition), e così si ritroverà a dover affrontare un lacerante conflitto interiore, che rispecchia la situazione che si verifica nel paese: combattere come hanno fatto quelli prima di lei, oppure seguire gli insegnamenti di Mama Hind, secondo cui l’istruzione è la chiave che aprirà la strada per la pace.

27 luglio 2010

NO ai prodotti illegali nella mia COOP!!!

Cara COOP,

apprendiamo con forte rammarico che, dopo l’annuncio della sospensione della vendita dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei vostri supermercati, decisione apprezzata sia per il rispetto del diritto internazionale sia per la tutela di noi consumatori, ora COOP Italia intende continuare la commercializzazione di questi prodotti, anche se con un'etichettura "differenziata" (leggi il comunicato).

A prescindere da come vengono etichettate, non può essere considerato legittimo commercializzare merci prodotte in un regime di occupazione militare. Infatti, le colonie israeliane sono state definite illegali nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (446, 452, 465, 471 e 476) e dalla Corte Internazionale di Giustizia, definizione riconosciuta da tutte le istituzioni europee. Ogni compratore, ogni cittadino che conosce queste illegalità e le subisce passivamente, se ne rende complice; ma maggiore è la responsabilità della struttura che contribuisce a diffondere quel prodotto dall'origine illegale e ne ricava guadagno.

Pertanto ribadiamo la nostra richiesta a COOP Italia di non commercializzare i prodotti provenienti dalle colonie e di interrompere rapporti con quelle aziende che traggono profitti dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi. Altrimenti rimane l'interrogativo: cosa segna la differenza fra COOP e una qualunque altra azienda della grande distribuzione?


01 luglio 2010

Incontro a Padova con i Combatants for peace

Associazione per la Pace, Donne in Nero, ARCI, Comunità Palestinese del Veneto, ACS, Agronomi e Forestali senza Frontiere, Associazione Perilmondo Onlus invitano ad un incontro con

I COMBATTENTI PER LA PACE

ex soldati israeliani ed ex prigionieri palestinesi insieme per la fine dell'occupazione militare israeliana

giovedì 8 luglio ore 19
“Giardini Sospesi”, Bastione Santa Croce via Marghera 44
PADOVA


Intervengono:
Ashraf Khader, palestinese, e Liri Mizrahi, israeliana, Combattants for Peace

Il movimento dei "Combatants for Peace" è stato creato congiuntamente da palestinesi e israeliani che hanno avuto parte attiva nel ciclo della violenza; gli israeliani in qualità di soldati dell’esercito israeliano (IDF) e i palestinesi come parte della lotta violenta per la libertà della Palestina:
“Dopo aver brandito per anni le armi, ed esserci per anni visti l’un l’altro solo attraverso i mirini delle armi, abbiamo deciso di deporre le nostre pistole e di combattere per la pace. Crediamo che solo unendo le forze saremo capaci di fermare il ciclo della violenza, lo spargimento di sangue, l’occupazione e l’oppressione del popolo palestinese. Non crediamo più che sia possibile risolvere il conflitto tra i due popoli per mezzo della violenza; per questo abbiamo dichiarato il nostro rifiuto di prendere parte a ogni ulteriore e reciproco spargimento di sangue. Ora le nostre azioni sono nonviolente, così che ciascuna delle due parti arrivi a comprendere le aspirazioni nazionali dell’altra. Vediamo nel dialogo, nella riconciliazione e nelle azioni comuni di disobbedienza civile l’unica via per porre fine all’occupazione israeliana, per bloccare il progetto di insediamento e fondare uno stato palestinese con capitale a Gerusalemme Est, a fianco allo stato di Israele.”

vedi anche il sito www.combatantsforpeace.org


(per vedere il video clicca sul triangolino, poi per il full screen premi il quadratino in basso a destra)

23 giugno 2010

FESTAMBIENTE! Ci siamo anche noi


Anche l'Associazione Salaam ragazzi dell'olivo - Vicenza sarà presente con un proprio gazebo a Festambiente 2010
dal pomeriggio di venerdì 25 alla sera di domenica 27
Libri, ricami, video, informazioni ...
Venite a trovarci!

02 giugno 2010

"Il tempo che ci rimane" al Cinema Odeon

Venerdì 4, Sabato 5, Domenica 6 Giugno 2010
(ore 16 - 18 - 20 - 22)

al Cinema Odeon di Vicenza
verrà proiettato il film drammatico di Elia Suleiman

Il tempo che ci rimane


Ogni guerra ha la sua… quotidianità! Figurarsi un conflitto come quello israelo-palestinese che dura praticamente da sempre. È questo il concetto base dell’ultimo lavoro di Elia Suleiman “Il tempo che ci rimane”, presentato in concorso al 62esimo Festival di Cannes.
La pellicola semiautobiografica, basata soprattutto sui diari del padre del regista, segue le vicende della famiglia Suleiman in quattro distinti episodi, tutti facilmente ricollegabili, dal 1948 con la resa della città di Nazareth, fino ai giorni nostri. Elia Suleiman però non ci racconta la diaspora dello stato di Israele, ma ci porta dentro le case di quelli che furono etichettati come “Arabi Israeliani”, quei palestinesi che non abbandonarono la loro terra e che continuano ancora oggi a vivere come stranieri nella loro stessa patria.
Il racconto è fatto di episodi che si ripetono sempre uguali nella vita di ogni giorno: come bere il solito caffé al bar, la chiacchierata con gli amici, le discussioni tra vicini, la pesca notturna; fatti consueti che ci fanno capire come si possa vivere discretamente in una situazione in cui si è sempre in bilico. La routine con una guerra praticamente sotto la finestra della cucina può avere anche i suoi risvolti “comici” e simpatici, trasformando i fatti più sconvolgenti in un’occasione per… ballare.
La pellicola in alcuni punti è davvero divertente, anche se la politica è raccontata solo attraverso le immagini di una televisione accesa, che nessuno guarda.
Non c’è una lezione da imparare guardando questo film, c’è solo da ammirare come due popoli con-vivono nonostante la (becera) politica mondiale non riesca a trovare una giusta soluzione.
Sono presenti molti tratti caratteristici della poetica cinematografica di Suleiman come il nonsense e la voglia di trovare l’ironia in tutte le cose. Nel film ci sono delle situazioni comiche che, a pensare accadano realmente, fanno spuntare sulle labbra un sorriso amaro, ma assolutamente divertito: basti immaginare il cannone di un carro armato che vi segue anche se state parlando al cellulare.
Un protagonista assoluto della pellicola è il silenzio, il silenzio che il regista ha sempre portato con sé nei suoi film, perché considerato meravigliosamente sovversivo. Tutto il rapporto tra Elia Suleiman (che nell’ultimo episodio si concede il lusso di recitare, interpretando se stesso) e la madre è fatto solo di gesti e sguardi. Il livello di sceneggiatura ovviamente è altissimo e compie un ottimo lavoro su tutti i protagonisti. I personaggi cambiano infatti attraverso i decenni, ma mutare è anche e soprattutto il mondo intorno a loro: del resto se i soldati israeliani del 1948 sparano, quelli del 2009 davanti ad una discoteca danno il coprifuoco a ritmo di musica house. E Suleiman non interagisce, ma dall’alto del suo silenzio osserva, azzardando una soluzione: un salto con l’asta per superare quel maledetto (!) muro, di cui è meglio non parlare!
Infine come non apprezzare gli attori? Praticamente sconosciuti a noi occidentali, ma che meritano davvero il giusto riconoscimento. Senza continuare ad elogiare l’interpretazione di Elia Suleiman, altrettanto intensa è la prova di Saleh Fuqua, che interpreta il padre di Elia, che porta nei suoi grandi occhi azzurri tutto il dolore che questa guerra ha causato nella vita dei cittadini comuni. Applausi a scena aperta anche per Ayman Espanioli e Samar Qudha Tanus, attori per cui ci si può solo augurare un meritato riconoscimento internazionale. Un film assolutamente da consigliare attraverso il passaparola: per ridere col cervello!

Davide Monastra



Il trailer è visibile solo sul blog di Salaam

Il Regista

Nato a Nazareth (Israele) il 28 Luglio 1960, Elia Suleiman vive a New York tra il 1981 e il 1983. Qui assiste a diverse lezioni, tra università e istituzioni artistiche, e realizza i suoi primi cortometraggi: "Introduction à la fin d'un argument" e "Hommage par l'assassinat", per i quali ottiene numerosi riconoscimenti.
Nel 1994 torna a Gerusalemme, dove la Commissione Europea lo incarica di creare un dipartimento di cinema e media all'Università di Bir-Zeit. Nel 1996 Suleiman realizza il suo primo lungometraggio, "Chronique d'une disparation". Il tema? Il senso dell'identità palestinese. Con questo film si aggiudica il Premio per la miglior opera prima al Festival di Venezia.
Nel 1998 gira 'Reve Arabe', un corto ambientato tra Gerusalemme, Nazareth e Ramallah per celebrare la fine del millennio.
Nel 2001 è la volta del mediometraggio 'Cyber Palestine' presentato a Cannes nella Quinzaine des Realisateurs.
Il suo secondo film, "Intervento divino", gli vale il Premio della Giuria alla 55esima edizione del Festival di Cannes. Costruito sull'intersezione di gag fulminanti, "Intervento divino" è una cronaca di amore e di dolore ambientata in Medio Oriente. Il regista e anche protagonista maschile della pellicola ci guida lungo le strade di Betlemme e Gerusalemme, sceglie la forma dello sberleffo per raccontare le metamorfosi di un paese senza identità, squassato dalle stragi e in cui la poesia e l'amore diventano atti di resistenza. Nel 2006 Sulieman torna a Cannes nelle vesti di membro della giuria del Festival.