La Hind Rajab Foundation (HRF) è un'organizzazione di attivismo legale con sede a Bruxelles fondata a settembre 2024 da Dyab Abou Jahjah e intitolata a Hind Rajab, la bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza con tutta la sua famiglia nel gennaio del 2024. È attiva in diversi paesi.
Il generale Ofer Winter è un noto ex comandante di brigata dell'esercito israeliano (IDF). A livello internazionale, la sua figura è fortemente controversa per via delle operazioni militari da lui guidate nella Striscia di Gaza. Tra queste figurano:
-Il "Venerdì Nero" di Rafah (2014): Durante l'operazione Margine di protezione, Winter era al comando della Brigata Givati. Il 1° agosto 2014 attivò la cosiddetta "Direttiva Annibale" a Rafah, una procedura militare che autorizzò un massiccio bombardamento a tappeto per impedire la cattura di un soldato israeliano da parte di Hamas, provocando la morte di oltre cento civili palestinesi tra cui molte donne e bambini.
-L'istigazione al genocidio: Oltre alle azioni del 2014, HRF e diverse ONG lo accusano di aver pubblicamente appoggiato e incitato alla pulizia etnica dei palestinesi e ad atti di genocidio nel corso dell’attuale conflitto a Gaza. Ofer Winter, che ha preso parte sta come volontario riservista alle operazioni militari dell’IDF nella Striscia di Gaza, ha dichiarato: “L’obiettivo finale deve essere: nessun palestinese a Gaza”.
Alla fine di agosto 2026, l'ex generale ha lanciato ufficialmente un nuovo partito politico di destra chiamato “Amcha Yisrael” (Il popolo d'Israele).
Il motivo dell'azione legale promossa da HRF in Italia è stata la diffusione della notizia a metà marzo 2026 che Ofer Winter era atteso il 31 marzo a Paestum (Salerno) per trascorrere un pacchetto-vacanze pasquale organizzato dall’agenzia turistica israeliana Pastoral Tourism. L’informazione ha spinto la HRF ad attivarsi legalmente per intercettarlo sul suolo italiano.
Il 23 marzo 2026, la HRF ha presentato formalmente la denuncia alla Procura della Repubblica di Roma. Subito dopo, Amnesty International Italia e alcuni partiti politici hanno sostenuto l'iniziativa, chiedendo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire per permettere l'arresto e l'apertura di un'indagine.
L'azione si sosteneva sul principio della giurisdizione universale per i crimini di guerra e sul fatto che l'Italia ha ratificato lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale e le Convenzioni di Ginevra.
Tuttavia, l'iter giudiziario che avrebbe potuto concludersi con l'arresto non hanno avuto luogo per l’annullamento del viaggio dell’ex generale a seguito del forte clamore mediatico, della mobilitazione delle associazioni pro-palestinesi (che avevano raccolto migliaia di firme) e del deposito dell'esposto.
L’episodio mette in luce lo stato della nostra legislazione riguardo all’introduzione nel nostro ordinamento delle norme sui crimini internazionali. L’ex generale IDF Winter non è venuto in Italia, ma se anche fosse venuto non ci sarebbero stati gli strumenti legali per permettere alla nostra Magistratura di agire secondo la richiesta della HRF. E vediamo perché.
Il dibattito politico in Italia sull'introduzione di un Codice dei crimini internazionali è caratterizzato da oltre vent'anni di rinvii parlamentari, Commissioni ministeriali rimaste sulla carta e profonde discrepanze tra i partiti. Il nostro Paese, che ha ospitato nel 1998 la nascita dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI), resta in Europa uno dei pochi a non essersi dotato di una legislazione penale atta a perseguire in modo autonomo il genocidio, l'apartheid e i crimini di guerra o contro l'umanità.
L'accelerazione più significativa per sanare questa lacuna si è avuta nel marzo 2022, quando l'allora Ministra della Giustizia Marta Cartabia (Governo Draghi) istituì una Commissione di esperti guidata dai giuristi Francesco Palazzo e Fausto Pocar. Nel giugno dello stesso anno, la Commissione presentò una proposta formale per colmare il vuoto normativo e definire con precisione i reati internazionali. Tuttavia, il cambio di governo a fine 2022 bloccò l'adozione del testo da parte dell'esecutivo. In Parlamento le opposizioni hanno tentato di rianimare il progetto. Nel luglio 2025, la deputata Laura Boldrini ha depositato alla Camera una proposta di legge che riprende quasi integralmente il testo della Commissione Palazzo-Pocar, che consentirebbe ai nostri magistrati di incriminare e processare – in virtù della giurisdizione universale – chiunque sia accusato di gravi violazioni dei diritti umani, indipendentemente dalla nazionalità o dal luogo in cui il crimine è stato commesso. Ma il cammino della legge è ostacolato da visioni politiche e giudiziarie fortemente divergeti. Ad esempio:
- I partiti di centrosinistra spingono affinché la competenza sui crimini di guerra sia affidata esclusivamente alla magistratura ordinaria (le Corti d'Assise), mentre il centrodestra vuole che in tale giurisdizione siano coinvolti i Tribunali Militari.
- Esiste una forte resistenza politica all'introduzione di una giurisdizione universale incondizionata. Il timore della maggioranza di governo è che le procure italiane possano essere inondate da esposti di organizzazioni internazionali contro leader politici o militari stranieri di Stati alleati (come accaduto per il caso dell'israeliano Ofer Winter), creando incidenti diplomatici e tensioni internazionali difficili da gestire per l'esecutivo.
Molti giuristi sottolineano che, senza questo codice, l'Italia figura a livello internazionale come uno Stato "incapace" di processare autonomamente i criminali di guerra che entrano nel nostro paese, delegando forzatamente ogni azione alla Corte dell'Aja o subendo l'iniziativa di altri tribunali europei più avanzati sotto questo aspetto.
Il caso sollevato dalla HRF ha riacceso i riflettori sullo stallo parlamentare, evidenziando come la mancanza del codice limiti le opzioni dei giudici italiani dinanzi alle denunce per crimini internazionali. Infatti, per la mancanza di strumenti la Procura della Repubblica di Roma ha inserito l'esposto della HRF nel registro dei "fatti non costituenti reato" (Modello 45). Questa scelta non è dipesa da una valutazione di merito sulle accuse mosse all’ex generale, ma dall'impossibilità tecnica per i magistrati di esercitare l'azione penale. Manca purtroppo una legge interna di adeguamento che attribuisca alla magistratura ordinaria la giurisdizione universale pura. Senza di essa, i procuratori italiani non hanno la base legale per indagare o incriminare autonomamente un cittadino straniero per reati commessi totalmente all'estero contro non-italiani. Lo scenario cambia radicalmente se l'iniziativa parte direttamente dall'Aja. Se la Corte Penale Internazionale emette un mandato di arresto internazionale (come avvenuto per i leader israeliani o nel caso del generale libico Osama Almasri), l'Italia dovrebbe per l'obbligo di cooperazione internazionale eseguirlo. In tal caso, la magistratura italiana agirebbe come "braccio esecutivo" di un ordine internazionale valido a tutti gli effetti, che supera i limiti della giurisdizione interna. Ma nel caso di Almasri, com’è noto, non successe nulla. Addirittura il nostro Ministro della Giustizia rimpatriò il criminale assassino con un volo di stato. Successivamente, in una trasmissione televisiva, venimmo a conoscenza di cosa pensa il nostro Ministro degli Esteri Antonio Tajani che a Porta a porta del 2 ottobre 2025 dichiarò che “il Diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Giusto per comprendere fino a che punto vale la firma del nostro Paese sui trattati internazionali.
Pubblichiamo le riflessioni di un iscritto a Salaam Ragazzi dell'olivo