mercoledì 17 gennaio 2018

VICENZA con BETLEMME e HEBRON






Il Comune di Vicenza promuove
Percorsi di pace
Esperienze di cultura, sanità, comunità tra Vicenza e Palestina
Vicenza, dicembre 2016 - gennaio 2017 - gennaio 2018




Martedì 23 gennaio 2018 ore 17,15
in Sala Bernarda - Palazzo Trissino
Corso A. Palladio 98, Vicenza

vi sarà l'ultimo appuntamento dei tre organizzati dal Comune di Vicenza  per concretizzare la mozione a favore del popolo palestinese approvata dal Consiglio Comunale di Vicenza nel novembre del 2015.
Durante l'incontro verrà illustrato un progetto di cooperazione nella gestione di aspetti ambientali tra le amministarzioni di Vicenza e quelle di alcune città palestinesi.

VICENZA con BETLEMME e HEBRON
La cooperazione internazionale nella gestione di territori urbani

IL SOSTEGNO del PMSP (PALESTINIAN MUNICIPALITIES SUPPORT PROGRAM)


sabato 23 dicembre 2017

Contributo per un progetto di ricerca a Gaza

In questi ultimi giorni l'Associazione Salaam Ragazzi dell'olivo - Vicenza ha fatto una donazione di mille euro a favore di un progetto gestito dal NWRG (New Weapons Research Group, un gruppo di lavoro composto da scienziati e medici), al quale collabora la genetista genovese Paola Manduca.

Ecco una lettera-messaggio di Paola, in questi giorni in partenza per Gaza (sempre che riesca ad entrare in quel territorio). Al suo ritorno speriamo possa venire a Vicenza per raccontarci la sua esperienza e descriverci la situazione di Gaza.

Care/cari,
Vi scrivo per rinnovare l'appello a sostenere il lavoro che come "NWRG"
e "Bambini per Gaza" (n.d.r. un gruppo di Genova che propone iniziative per aiutare la popolazione infantile di Gaza) sosteniamo, rispettivamente dal 2011 e 2012 a Gaza.

Non è un lavoro di charity nè di emergenza, ma consiste in progetti per lo sviluppo della salute e protezione della madre e dei bambini e di documentazione scientifica dei fattori che li mettono a rischio. Tra questi la contaminazione ambientale provocata dall'uso di armi e gli effetti conseguenti alla distruzione di infrastrutture (p.e. quelle di sanità ospedaliera e quelle civili come le fognature). Noi documentiamo non solo in modo narrativo, come per fortuna altri fanno, ma in modo scientifico questi effetti.


Inoltre ci interessiamo di sviluppare il training professionale all'estero di personale della sanità pubblica (molto difficile perchè gli Israeliani non lasciano uscire da Gaza medici ed infermieri ormai dal 2014) ma soprattutto lavoriamo a Gaza nel training di personale sanitario per la stabilizzazione della autonoma capacità di monitorare ed intervenire con vari approcci sulla salute riproduttiva.
Ci rendiamo conto che non è "fashionable" e non è lavoro che "tocca il cuore", ma certo tocca la intelligenza di chi capisce che non è affrontando solo l'emergenza, ma dando strumenti e speranze ai Gazawi che si mantiene una società vitale.
Questo lavoro ci ha continuamente causato diffamazioni, boicottaggio e anche denunce.
Dopo la guerra del 2014, nonostante e forse perchè siamo stati gli unici, in una cordata con la Università di Tampere e la Islamic Univeristy, a produrre dati che dimostrano la contaminazione delle donne e neonati da residui di armi e abbiamo documentato il parallelo l'aumento di più di 5 volte delle nascite premature (e conseguenti morti neonatali, come anche l'UNWRA conferma) abbiamo trovato crescenti difficoltà a "forare" l'indifferenza degli amici della Palestina ed a ottenere fondi per continuare il lavoro. Bisogna dire che molti di questi amici, più istituzionali, e che avrebbero potuto permettersi di sostenerci con fondi di ricerca, sono anche loro sotto pressione.


Noi ci sentiamo peggio che mai poichè la rilevanza di questo lavoro e l'importanza della nostra continuità è riconosciuta nell'ambiente medico ed ospedaliero anche pubblico a Gaza e ha generato delle speranze di miglioramento nelle strutture delle Maternità e cura neonatale intensiva.

Servono 8.000 euro subitissimo per due mesi e mezzo di registro nascite. Dobbiamo ancora analizzare la contaminazione provocata da metalli tossici sulle donne nel 2017 (per mancanza di fondi non abbiamo ancora potuto farlo). Ma abbiamo già dimostrato che essa rimane alta dal 2014 al 2016 e che in parallelo rimane alta anche l'incidenza di bambini prematuri.  Le analisi per la contaminazione costeranno altri 6.000 euro.


Conoscere l'andamento nel tempo delle nascite pretermine e di bambini troppo piccoli a termine serve a prevedere le migliori attenzioni alle madri e le migliori cure possibili per salvare la vita dei neonati, e conoscere l'andamento della contaminazione delle madri e neonati servirà a sviluppare misure di protezione/prevenzione.


Tra l'altro, quello che impariamo da Gaza oggi sarà probabilmente molto utile per gli altri paesi sotto attacco militare e deprivati nel Medio Oriente, ma studi analitici precisi non saranno possibili in luoghi dove gli spostamenti della popolazione li renderanno assai difficili. E senza conoscenza e scienza non è pensabile provvedere aiuti alle persone.


Paola Manduca

Docente di Genetica presso l'Università di Genova

giovedì 30 novembre 2017

Cosa conosciamo di Gaza, oggi?


Che cosa conosciamo della situazione - che naturalmente intuiamo, o sappiamo, molto difficile - nella Striscia di Gaza, praticamente isolata dal mondo. Pubblichiamo una relazione, lunga ma molto articolata, inviataci da Mariagiulia Agnoletto, presidente dell'Associazione sorella Salaam - ragazzi dell'olivo di Milano, con la quale collaboriamo per gli affidi a distanza. Per la gran parte parla del REC (Remedial Education Center) di Gaza, le attività del quale abbiamo più volte sostenuto.


MISSIONE A GAZA DI MARIAGIULIA AGNOLETTO
presidente di Salaam Ragazzi dell’Olivo - Milano  (settembre 2017)
STRISCIA DI GAZA: una striscia di terra di 365 Kmq, dove vivono circa 2 milioni di abitanti di cui 50% sono sotto i 14 anni e il 65% abitano negli 8 campi profughi.
Mancavo da Gaza da sette anni (come sapete non è facile entrare nella striscia di Gaza, perché bisogna avere un permesso speciale da parte dell’esercito israeliano, che è molto difficile da ottenere!!) e ho trovato una situazione ben peggiorata.
Il peggioramento vi è stato specie a partire dall’estate 2014, quando la popolazione palestinese ha subito l’Operazione militare israeliana “MARGINE PROTETTIVO”, che ha portato 2.200 morti, di cui 550 minori, 11.100 feriti, di cui 3.374 minori, la distruzione di case, scuole, ospedali, molte infrastrutture civili, per creare danni permanenti alla società palestinese e rallentare la ricostruzione, il recupero.
L’accordo con cessate il fuoco del 26/8/2014 tra governo di Gaza e Autorità Israeliana comprendeva negoziati per alleviare l’assedio, con l’apertura delle frontiere di terra e di un porto di mare. Ma nei 3 anni seguenti Gaza ha rispettato l’accordo (tranne rare eccezioni di qualche atto isolato), mentre Israele da parte sua non lo ha rispettato ed anzi ha continuato anche attacchi militari di bassa intensità quasi quotidiani, con uccisione di varie decine di persone.
Inoltre l’Egitto ha stretto di più l’assedio, bombardando e allagando i tunnel e con la chiusura quasi totale della frontiera di Rafah.
Per cui Gaza continua ad essere una PRIGIONE A CIELO APERTO, con assedio militare, embargo economico, isolamento anche politico e culturale ma io direi che è peggio dello stare in prigione, perché i Gazawi non possono ricevere visite dall’esterno, non hanno diritto a permessi per le cure mediche, etc …e non c’è un fine pena!
Questo blocco illegale delle terre, dell’aria e del mare di Gaza, che dura ormai da dieci anni e che non è altro che una punizione collettiva, ha decimato l’economia e distrutto le infrastrutture del paese.
La previsione delle Nazioni Unite nel 2012 era stata che se la situazione non fosse cambiata: nel 2020 Gaza sarà “inabitabile”, ma secondo i Centri per i Diritti Umani …anche prima!!
La povertà è all’80% (rapporto ONU), la disoccupazione al 50%, per cui la sopravvivenza della popolazione dipende dall’assistenza umanitaria concessa da organizzazioni come l’UNRWA. Prima del blocco, nel 2000, erano 80.000 i rifugiati che necessitavano di assistenza alimentare fornita dall’UNRWA, mentre ora sono quasi un milione.
CARENZA ENERGIA ELETTRICA. Dopo le distruzioni del 2014 era rimasta solo una centrale elettrica, per cui i Gazawi erano costretti a comprare elettricità da Israele (6 linee) e da Egitto (4 linee), per cui  l’80% della popolazione  viveva con 4 ore al giorno di elettricità; dal marzo 2017 Israele ha tagliato il 40% dell’erogazione di elettricità (in accordo con l’Autorità Nazionale Palestinese per la rivalità con Hamas) per  cui in settembre ho trovato che c’era elettricità  solo 2 ore al giorno. Immaginate cosa vuol dire per la vita quotidiana delle famiglie palestinesi e l impatto enorme sulla salute pubblica, oltre a molte implicazioni ambientali. Solo chi può utilizzare generatori privati, pannelli solari riesce ad aumentare un poco la disponibilità di elettricità, ma questo non succede certo per tutte le famiglie degli 8 campi profughi, dove si mangia, si studia al lume di candela.
ACQUE REFLUE. Senza elettricità non funziona più nessun impianto di depurazione e i liquami (le acque di scarico) vanno direttamente in mare con conseguente inquinamento. Il mare, che è nel cuore della cultura dei cittadini di Gaza, ora li avvelena!
E le pompe dell’acqua e le centrali di desalinizzazione non sono utilizzabili senza elettricità, quindi l’80% dell’acqua non è potabile (secondo l’OMS), per cui devono comprare acqua da Israele!
CURE SANITARIE. Ci sono molti decessi per mancanza di farmaci e di strumenti diagnostici a causa del blocco israeliano (non disponibili 45% dei medicinali di base), i malati oncologici spesso devono interrompere le cure perché finiscono i chemioterapici e non esiste un apparecchio per radioterapia in tutta la striscia. E inquinamento ambientale, povertà, malnutrizione incidono sulla salute pubblica, specie per i bambini, per le fasce di popolazione più fragili.
In conseguenza alla situazione di occupazione e del correlato degrado socio-economico, si assiste a un aumento della disgregazione e violenza intra-familiare; adulti sofferenti, depressi, umiliati perché non possono proteggere, mantenere, garantire una vita dignitosa e un futuro ai figli. E i casi di malattie psicosomatiche e stress psicologico continuano ad aumentare, in special modo tra i bambini (vi sono stati tentativi di suicidi di bambini/e di 11 anni). Ho visto donne e uomini disperati, esasperati, sofferenti, forse con meno speranze ed energie rispetto al passato, ma che comunque continuano ad arrangiarsi, a resistere, a studiare…!
Ma specialmente ho visto le tante Associazioni e le altre realtà impegnate a livello sociale e civile essere sempre più attive, vivaci, numerose, attente alle esigenze della popolazione. Non si arrendono, resistono, si oppongono all’occupazione, che vorrebbe la gente rassegnata, passiva. Lavorano specie con i bambini e i giovani, per alimentare l’attaccamento alla vita, per permetter loro di progettare un futuro!
L’obiettivo prioritario del mio viaggio a Gaza era incontrare il direttore (dr. Husam Hamdouna) e gli altri operatori del REC; infatti se nessuno di noi di Salaam era riuscito ad entrare a Gaza negli ultimi anni, tanto più nessuno del REC da oltre 5 anni ha più avuto da Israele il permesso per potere venire in Italia.
Il REC (Remedial Education Center), come ormai tutti sapete, è un’Associazione educativa che lavora nella parte settentrionale della striscia di Gaza (Campo profughi di Jabalia, città di Jabalia e villaggi circostanti) ed è il nostro partner palestinese rispetto al progetto di Affido a distanza dei bambini/e ed altri progetti.
Di seguito il racconto delle mie visite alle famiglie, alle strutture del REC, degli incontri con direttore, operatori, insegnanti del REC e di altri incontri.
VISITE A FAMIGLIE DEI BAMBINI/E
DEL PROGETTO DI AFFIDO A DISTANZA SALAAM/REC
Ho potuto visitare una decina di famiglie e così ho potuto conoscere direttamente alcuni bimbi/e, con le loro mamme, i numerosi fratelli/sorelle e talvolta erano presenti anche i padri. Mi hanno accompagnato due validissime operatrici del REC: Bushra (responsabile del progetto) e Sherin (che mi traduceva in italiano!). Bushra conosce molto bene tutti i bimbi, le famiglie, i problemi di ciascuno ed ho potuto notare come sia un importantissimo riferimento specie per le madri.
Tutti i bimbi del progetto vivono nel campo profughi di Jabalia e ho potuto vedere le loro difficili condizioni di vita. Le case sono molto piccole e precarie, costituite da 1-2 stanze dove vivono in 6-10 persone, per lo più senza elettricità. Ma le case sono ordinate, molto accoglienti, le persone molto dignitose e sorridenti con me. Alcuni hanno appeso sui muri scrostati le foto degli affidatari italiani, altri mi mostrano orgogliosi piccole migliorie che hanno potuto fare alla loro casa con qualche contributo ricevuto.
VISITA AL CENTRO DEL REC nella CITTA' di JABALIA
  • Primo piano vari uffici del REC
  • Secondo piano da un lato c’è il Daily Care Center e dall’altro il Centro per la Famiglia, entrambi con varie stanze e ambienti adeguati per l’utilizzo (stanze con tappetti per attività corporee, giochi, tavoli per studiare, cucina per i bimbi del Daily Care, etc)
VISITA AL CENTRO DEL REC nel  CAMPO PROFUGHI di  JABALIA

La città di Jabalia

E’ la solita vecchia struttura come dice il direttore Husam: “l’ho ristrutturata più volte ma rimane sempre uguale e vecchia..”!

Viene utilizzata per:

  • seguire i bambini con difficoltà di apprendimento, che vengono lì quando non sono a scuola (vi ricordo che a Gaza in tutte le scuole, per carenza di strutture specie perché distrutte da attacchi israeliani, ci sono doppi turni : 7.30-11.30 e 12-16); vedo insegnanti del REC che fanno lezioni di gruppo o individuali
  • luogo di incontro (studio, colloqui, intrattenimento, etc) per bimbi con situazioni problematiche a casa; qui trovano validi adulti di riferimento
  • colloqui con le madri, che vengono qui spontaneamente quando hanno qualche problema o le operatrici stesse le convocano per parlare dei figli  o della famiglia
  • luogo per attività ludiche, sportive e feste

VISITA ALLA SCUOLA E ALL’ ASILO  “SALAAM

Io già conoscevo questa loro bella struttura e ora vedo che hanno costruito il 3° piano, ma non è ancora sistemato, lo utilizzeranno per le attività extrascolastiche.

Al piano terra ci sono le classi dell’asilo, al 1° e 2° piano quelle della Scuola Primaria e Scuola Preparatoria (la nostra media inferiore); nel 2006 avevano iniziato con l’asilo e poi dal 2010 ogni anno hanno progredito di una classe e nel settembre 2017 sono arrivati alla 2° classe della Preparatoria.

Incontro Mashael, la direttrice sia dell’asilo che della scuola; già la conoscevamo, abbastanza giovane e molto in gamba (professionale, sicura, parla bene l’inglese)

Visito tutte le classi di asilo e scuola. Hanno tutti la divisa, che si modifica un po’ con l’età, come si usa in Palestina.

In classe solo 16-20 bimbi/e, con almeno 2 bimbi/e disabili, con differenti livelli di disabilità, psichica e/o cognitiva.

Le classi sono molto belle, allegre, colorate, le pareti e i soffitti pieni di figure, lettere, frasi, disegni, ornamenti.

Ogni classe ha un nome diverso deciso dai bimbi ed è caratterizzata in modo diverso a seconda delle attività di quel grado di classe (per es: sulla porta di asilo e prima elementare ci sono tutte le foto e nomi dei bimbi). 

Stanno facendo lezione e li vedo molto attenti; mi salutano con entusiasmo e talvolta brevemente in italiano! (Sherin ha fatto un po’ di lezione di italiano in ogni classe). Ci sono poi altre aule specifiche:

  •  una appositamente per la lezione di inglese e infatti su pareti solo scritte in inglese!
  • una dove le maestre preparano le attività (Husam specifica che lo fanno a livello volontario al di fuori dell’orario lavorativo!)
  • una con 10 computer con connessione internet (utilizzabili quando c’è elettricità!)

A fianco della scuola, già da qualche anno, il REC ha comprato un terreno per avere uno spazio all’aperto per i giochi e le attività dei bambini; ora lo spazio è ben organizzato. E’ grande, ci sono vari giochi (altalene etc. ma anche due grossi gonfiabili per saltare, che però purtroppo funzionano solo quando c’è elettricità. Inoltre ci sono due piccole costruzioni di cui una utilizzata come aula per attività/laboratori artistici e l’altra per infermeria, dove tutti i giovedì viene un medico.

Infatti tutti i bambini sono ben seguiti anche dal punto di vista sanitario; il medico redige una cartella clinica per ogni bambino, incontrando anche i genitori.

Nell’incontro con Husam e Mashael mi hanno raccontato che il progetto della scuola prosegue molto bene, con le sue caratteristiche, differenti dalle altre scuole palestinesi, di cui vi abbiamo riferito spesso in passato: programmi con didattica interdisciplinare, materie alternative (quali diritti umani, leggi, vita di comunità..), inserimento di solo 18 bambini per ogni classe, (mista per sesso ed eterogenea per provenienza socio-economica), tre dei quali portatori di handicap, con la supervisione di due insegnanti di sostegno; una metodologia che parte dai bisogni dei bambini, considera le differenze, i limiti di ciascuno e sviluppa le capacità individuali.

Hanno confermato che hanno bimbi di diversi ceti sociali e che, ovviamente, nessuno verrà mai escluso per motivi economici; quando non possono pagare la retta (più bassa di tutte le altre scuole private), si trovano sempre soluzioni (progetto affido a distanza di Salaam, contributo del REC o da altri enti, contributo personale di Husam!). E dallo scorso anno hanno istituito 3-4 borse di studio, per chi rischia l’abbandono scolastico, specie per le femmine.

Ci ricordano, infine, che nel 2013 è stata fatta una legge in cui le classi di maschi e femmine dovevano essere assolutamente separate (per altro era già così da anni); il REC ha risolto il problema con il fatto di avere una sola classe per ogni grado e quindi per forza mista!

ALCUNE NOVITA’:

  • Dal prossimo anno ci sarà anche l’ultima classe, la 3° della Sc. Preparatoria e per questo si sono posti il problema dello sbocco successivo per i ragazzi disabili e quindi stanno lavorando sul progetto delle scuole Professionali (vedi poi!). Il progetto comprende che i ragazzi disabili delle ultime classi facciano già qualche ora presso il “Daily Care Center” del REC, dove ci sono attività specifiche per loro, in preparazione del loro ingresso nelle scuole professionali.
  • Negli ultimi anni arrivavano spesso richieste di inserimento per bimbi disabili, che avevano frequentato le scuole private (che sono decisamente peggio delle scuole governative!). Questo avviene perché questi bimbi disabili non vengono seguiti, vanno male, non apprendono, ma vengono promossi perché pagano la retta…, ma poi verso il 3°- 4° anno le scuole dicono ai genitori “il vostro bimbo ha problemi e non possiamo più seguirlo”. Il REC (non potendo ovviamente inserirli tutti nella sua scuola!) ha pensato ad una soluzione ed ha concordato da quest’anno con il Ministero che questi bimbi vengano inseriti nelle scuole governative, ma vadano alcuni giorni nella settimana al “Daily Care Center” del REC, dove ci sono attività di sostegno, recupero etc .. specifiche per loro.
  • SCUOLA INCLUSIVA. Il REC sta preparando un documento su come dovrebbe essere una “scuola inclusiva” in relazione anche alle leggi palestinesi vigenti, considerando che in Palestina in realtà non esistono linee guida specifiche sull’inserimento dei disabili nella scuola. Ci stanno lavorando incontrando vari esperti, le famiglie e con l’aiuto di un formatore italiano. Poi tale documento sarà presentato al Ministero per l’Istruzione, con la speranza che possa condurre a una legge nazionale per tutta la Palestina.

VISITA A SCUOLA GOVERNATIVA

Il REC si relaziona e collabora da diversi anni con le scuole governative.

Mi hanno portato a visitare una scuola governativa, con cui lavora il REC, a Jabalia, in un quartiere degradato, desolato, molto colpito dall’attacco del 2014 (si vedono ancora molte macerie). E’ una scuola primaria femminile: bella, grande e nuova, costruita da un anno al posto di parte delle macerie e ha molto soddisfatto la popolazione, perché prima i bambini dovevano andare a una scuola lontana.

In classe circa 35 bimbe (generalmente nelle scuole sono 45-50), di cui alcune disabili. Il REC collabora con questa scuola dalla sua costituzione per l’inserimento dei disabili. Infatti mi presentano l’insegnante del REC che fa sostegno a 5-6 bimbe disabili per alcune ore all’interno della classe; inoltre collabora con il direttore per la progettazione e la formazione di tutte le maestre. Quindi il REC riesce a dare un notevole contributo, orientamento a questa scuola (come in altre), specie tramite questa insegnante che si è formata al REC, con cui continua a lavorare e da cui è pagata.

ALCUNI  NUOVI  PROGETTI  DEL  REC

DAILY CARE CENTER è il Centro Diurno è attivo già da 2-3 anni e prosegue intensamente le sue attività, seguendo i bambini con problemi di apprendimento e varie disabilità, con lezioni scolastiche, attività varie di sostegno individuali e di gruppo. In particolare i bambini vengono qui seguiti con un programma specializzato e personalizzato, affinché poi siano pronti per l’inserimento nella scuola.  Inoltre, come già detto prima, seguono i bimbi espulsi dalle scuole private e gli adolescenti che saranno poi inseriti nelle Scuole Professionali.

MIA SCUOLA-MIO DIRITTO”: progetto che parte da una campagna radiofonica, che invita le famiglie dei bambini disabili (che quasi sempre sono abbandonati a casa o emarginati in centri esclusivi per disabili) a rivolgersi al REC. Quando poi il bimbo arriva al REC si procede con questa tappe in successione:

  1. Valutazione delle sue capacità
  2. Inserimento al “Daily Care Center”, dove segue varie attività, all’interno di un progetto individuale, per il periodo necessario
  3. Inserimento alla Scuola Salaam o in una Scuola Governativa. La scelta è dovuta specie se ha bisogno di un sostegno individuale, allora viene inviato alla scuola Salaam. Infatti la differenza sembra essere che nelle scuole governative si occupano più di promuovere le relazioni sociali, coinvolgendoli nelle attività con gli altri e si occupano meno degli aspetti didattici. Ci sono le insegnanti di sostegno (formate dal REC), ma non fanno laboratori individuali. Invece nella scuola di Salaam (dove pure privilegiano l’inserimento sociale e la socializzazione) ci sono anche i laboratori con attività individuali, per sviluppare le loro competenze e prepararli prima alle attività che poi faranno in classe con tutti gli altri.

Il referente del Ministero Educazione ha fatto visita alla Scuola Salaam, proprio per vedere questi laboratori e si sono convinti della loro importanza, per cui stanno pensando di farli anche nelle Scuole Governative (in una scuola c’è già laboratorio gestito dal REC).

Certo ci sono ancora punti critici; principalmente rimane il problema che nelle scuole ci sono i programmi scolastici governativi e non quelli alternativi del REC!!

INSERIMENTO DISABILI NELLE SCUOLE PROFESSIONALI. Il REC ha ormai molta esperienza rispetto all’inserimento disabili nelle scuole primarie e preparatorie del REC e Governative, ma non c’è in Palestina nessuna esperienza per le scuole di grado successivo. Pertanto il REC sta studiando un progetto per l’inserimento nelle Scuole Professionali ed eventuale successivo inserimento lavorativo. Per ora stanno facendo uno studio e sperimentazioni, ma se andrà bene il Ministero degli Affari Sociali potrebbe affidare al REC l’organizzazione delle Scuole Professionali (ragazzi e ragazze 14-16 anni o anche di più); certo questa sarebbe una grande sfida per il REC!!

CENTRO PER LA FAMIGLIA (C.F.). E’ lo sviluppo naturale di quanto già il REC fa in altri suoi progetti/centri (scuola di salaam, Daily Care Center..) per rispondere ai bisogni emergenti.  Hanno creato questo Centro più specifico per i casi più gravi, più complessi, che necessitano di interventi a più livelli e che coinvolgono tutta la famiglia. Ci sono operatori vari e molto validi: psicologi, assistenti sociali, consulenti legali e anche un avvocato “religioso” (donna!).  I servizi del C.F. sono:

  1. diagnosi e valutazione dei bimbi (effettuata da psicologi del REC e quando serve da uno psichiatra consulente)
  2. sostegno alle Famiglie per problematiche del bimbo o lutti, etc.
  3. counseling individuale per bimbi o adulti
  4. counseling familiare (per problemi relazionali intrafamiliari..)
  5. supporto psicologico di gruppo (con varie tecniche)
  6. assistenza legale per abusi sui minori, violenza sulle donne, diritti delle donne divorziate che spesso non ricevono i soldi da ex mariti, etc
  7. lavoro in rete con altri soggetti del territorio: quali polizia, comitato sociale (vedi poi!), dipartimento dei servizi sociali etc..  Importante perché specie dopo gli attacchi israeliani ci sono molti più problemi sociali e di disgregazione familiare
  8. formazione ad altri soggetti (polizia, comitato sociale..) su come muoversi in certe situazioni, sempre tenendo in primo piano il discorso sui DIRITTI (specie per donne e bimbi)
  9. lavoro di follow-up (monitoraggio anche se vengono inviati ad altri consulenti, soggetti esterni)
  10. supporto economico alle famiglie.
  11. attività di informazione sul wellness sanitario e psichico
  12. controlli sanitari periodici per bimbi e adulti, informazioni sull’alimentazione

Hanno un sito dove arrivano dati, richieste da altri soggetti, servizi, scuole, etc.

ALFABETIZZAZIONE DELLE DONNE. Da qualche anno il REC sostiene anche piccole realtà associative, tra queste lo scorso anno hanno sostenuto un’Associazione locale che ha fatto un corso di alfabetizzazione per le donne. Poi ha verificato che oltre 40 madri del nostro progetto affido sono analfabete, per cui sta pensando di fare un altro piccolo progetto non solo di alfabetizzazione, ma di “educazione agli adulti”, con vari incontri (cercando di coinvolgere anche i padri). Già li facevano in passato, ma si vorrebbe fare qualcosa di più strutturato.

FORMAZIONE DI LAUREATI. Alla Università gli studenti non fanno esperienza pratica, per cui il REC ha preso accordi con l’Università che organizza per gli universitari un corso di 5-6 mesi con parte teorica e stage pratico presso la scuola del REC e quella governativa.

ATTIVITA’ IN WEST BANK  (SUMMER CAMP). Negli anni passati il REC ha lavorato solo nella Striscia di Gaza, specie per la pesante separazione territoriale tra Gaza e la Cisgiordania /West Bank (WB), imposta da Israele.

Husam dice che lui stesso ha visitato la WB per la prima volta nel 2015 e così ha potuto vedere “Gaza dall’altra parte”. Inoltre aveva capito che “i bimbi di Gaza vivevano Gaza come la propria nazione”.

Pertanto il REC ha pensato di organizzare il Summer Camp (S.C.) in WB, affinché i bimbi di Gaza potessero sperimentare di stare con altri bimbi palestinesi. Nel 2015 c’è stato il primo S.C. per un gruppo bimbi della Scuola di Salaam, organizzato dal REC con Associazioni palestinesi della WB, Associazioni italiane e il Ministero Palestinese sport/giovani; tutti l’hanno ritenuta una esperienza importante e unificante per la Palestina.

Nel 2016 il REC ha sviluppato maggiormente l’idea con:

  1. due turni: un gruppo di bimbi della scuola Salaam e un gruppo di bimbi per lo più tra quelli  affidati
  2. oltre i bimbi di Gaza, di Gerusalemme e WB, partecipavano anche bimbi palestinesi provenienti dai territori del ‘48 in Israele. Inoltre un gruppo di bimbi di Gaza ha partecipato a un particolare S.C. che si chiama “Salina Assabagh”, organizzato dalla Ong “Palestina” che si tiene ogni anno nei territori del ‘48, con bimbi palestinesi provenienti da tutto il mondo, ma era la prima volta che c’erano bimbi da Gaza!
  3. dopo il S.C. in WB avrebbero dovuto proseguire con un altro S.C. in Italia,  ma la Giordania ha bloccato i bimbi di Gaza, che quindi non hanno potuto venire in Italia

L’ANP ha visto bene tutto questo progetto ed ha coniato pure uno slogan “Stato unito per un popolo unito”. Invece Hamas non l’ha ben accettato, perché sono state fatte attività in Israele, nelle zone del ‘48, e  vedono questo come “una normalizzazione”.

Il progetto è stato possibile grazie alla Ong italiana CISS (permessi etc..) che ha sempre sostenuto l’idea, anche per permettere che gli operatori si incontrassero e si confrontassero sui metodi educativi. Il REC e CISS stanno pensando anche a uno scambio/incontro tra le madri, ma per ora non è stato possibile, per difficoltà enormi ad avere i permessi da Israele.

Nel 2017 non l’hanno potuto organizzare, per difficoltà maggiori per i permessi, ma vogliono assolutamente proseguire questo progetto e Husam dice: “da tempo si pensa a un ponte politico tra le parti della Palestina, per cui noi cominciamo con questo ponte educativo”

ALTRE IPOTESI DI PROGETTI DEL REC in WB

  • Progetto REC/CISS/AMAL su “Tradizione della Palestina”, per studiare e confrontarsi sulle tradizioni delle varie città.
  • Scambi di esperienze e collaborazione con altre associazioni della WB (per es. con un’Associazione di Tulkarem su inserimento di disabili a scuola e con l’Associazione “Bissam” di Ramallah, che vorrebbe aprire una scuola simile a quella del REC).
  • Esperienza per un gruppo di bimbi da Gaza in WB per imparare la Dakba (la danza tradizionale palestinese), perché a Gaza questa tradizione è meno conosciuta.

INCONTRO CON LA CONSULTA  SOCIALE

Cos’è la “consulta sociale”?

Ogni famiglia ha un capo (Muhtar), un rappresentante che fa parte di questo comitato, che è territoriale. Questi comitati sono una vecchia tradizione della Palestina, ma negli ultimi anni hanno nuovamente assunto importanza. I comitati sono “ufficiali”, cioè sono riconosciuti anche da governo, polizia, etc., sono molto importanti e autorevoli. La gente spesso preferisce rivolgersi a loro per varie problematiche, piuttosto o comunque prima che andare alla polizia. Secondo Husam è una buona risorsa, specie per certi problemi delicati (tradimenti coniugali, violenza sulle donne, divorzi, mantenimento dei figli, conflitti tra famiglie, liti tra vicini...). Spesso riescono a risolverli ed è molto importante perché, invece, la polizia interviene con metodi rigidi e spesso violenti, senza indagare le situazioni, spesso applicando arresti indiscriminati per “risolvere” le questioni.

Il REC collabora volentieri con loro, anche perché riesce un po’ a influenzarne la mentalità, la cultura.

Husam mi ha organizzato un incontro con il Comitato. Mi hanno accolto molto bene, direi senza problema, anche se erano tutti uomini (10 anziani vestiti con gli abiti tradizionali delle feste/cerimonie…) ed è stato certamente interessante. Mi hanno spiegato la loro funzione, ma specialmente hanno tenuto a sottolineare che loro sono indipendenti da tutte le forze politiche, orientati da criteri di giustizia e impegnati nel tentare sempre mediazioni, pacificazioni all’interno e tra le famiglie. Infine hanno voluto dichiarare la loro grande stima per il REC, apprezzando il loro lavoro con bambini, donne e famiglie, ma anche il ringraziamento per noi italiani che sosteniamo il REC.

INCONTRO CON YOUTH CULTURAL FORUM ASSOCATION

E’ una piccola Associazione di Gaza, che Salaam sostiene da tre anni, con due contributi economici annuali (in occasione della festa della fine Ramadan e dell’inizio dell’inverno).

Non li avevamo mai incontrati e così sono riuscita a conoscerli direttamente in questo breve incontro nella loro sede, situata in una zona centrale di Gaza City.

L’Associazione è piccola: ci lavorano solo il Presidente Attia Salha e quattro volontari, tra cui una donna. La loro attività principale è il sostegno economico alle famiglie in due zone: un quartiere “Tunnel” molto degradato di Gaza City e un villaggio Beit Laya, situato vicino al confine con Israele; ne sostengono costantemente 25 (scelte con il criterio delle più povere e disgregate), ma in alcuni periodi sono riusciti a fare campagne e sostenerne un numero ben maggiore di famiglie. Inoltre sono riusciti a sistemare cinque case che erano in pessime condizioni. Organizzano anche attività per i bambini: gite, feste, attività ricreative e un minimo sostegno psico-sociale.

Infine hanno iniziato un piccolo progetto di affido a distanza, grazie al sostegno di una Ong tedesca; per ora hanno affidato 15 bambini/e, ma vorrebbero arrivare a 100!

Il loro obiettivo iniziale, quando si sono costituiti da 5-6 anni fa, era quello di realizzare progetti con i giovani, ma poi si sono trovati a dover sostenere le famiglie. A causa della situazione economica molto precaria della popolazione di Gaza. E’ certamente una realtà associativa piccola, semplice, con pochissime risorse e scarsa esperienza, ma certamente sono ragazzi molto impegnati, motivati e corretti.