09 settembre 2024

Le camere di tortura israeliane non sono una novità. Sono ciò che ha provocato la violenza del 7 ottobre

 


di Jonathan Cook,  Jonathan Cook Substack, 7 settembre 2024. 

Se non riesci a vedere il nesso causale tra gli abusi israeliani su generazioni di palestinesi e i crimini di Hamas, allora non hai una visione della natura umana. Non capisci te stesso.

Per molti anni ho vissuto a pochi passi dalla prigione di Megiddo, nel nord di Israele, dove è stato filmato un nuovo video pubblicato dal giornale israeliano Haaretz in cui guardie israeliane torturano in massa i palestinesi. Sono passato davanti alla prigione di Megiddo in centinaia di occasioni. Con il tempo sono arrivato a notare a malapena quegli edifici grigi e tozzi, circondati da torri di guardia e filo spinato.

Ci sono diverse grandi prigioni come Megiddo nel nord di Israele. È qui che i Palestinesi finiscono, dopo essere stati sequestrati dalle loro case, spesso nel cuore della notte. Israele, e i media occidentali, dicono che questi Palestinesi sono stati “arrestati”, come se Israele stesse applicando qualche legittima procedura legale su questi soggetti oppressi – o piuttosto oggetti – della sua occupazione. In realtà, questi Palestinesi sono stati rapiti.

Le prigioni sono invariabilmente situate vicino alle strade principali di Israele, presumibilmente perché gli israeliani trovano rassicurante sapere che i palestinesi vengono rinchiusi in numero così elevato. (Come nota a margine, dovrei ricordare che il trasferimento di prigionieri dal territorio occupato al territorio dell’occupante è un crimine di guerra. Ma lasciamo perdere).

Anche prima dei rastrellamenti di massa degli ultimi 11 mesi, l’Autorità Palestinese stimava che 800.000 Palestinesi – ovvero il 40% della popolazione maschile – avessero trascorso del tempo in una prigione israeliana. Molti non erano mai stati accusati di alcun crimine e non avevano mai ricevuto un processo. Non che ricevere un processo faccia molta differenza: il tasso di condanna dei palestinesi nei tribunali militari israeliani è vicino al 100 %. Sembra che non esista un palestinese innocente.

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https://www.assopacepalestina.org/2024/09/07/le-camere-di-tortura-israeliane-non-sono-una-novita-sono-cio-che-ha-provocato-la-violenza-del-7-ottobre/

L’esercito israeliano uccide un’attivista americana nella Cisgiordania occupata

 di Michael Arria e Qassam Muaddi  Mondoweiss, 6 settembre 2024.   

La 26enne Aysenur Eygi è stata uccisa dalle forze israeliane mentre partecipava ad una protesta in Cisgiordania, venerdì 6 settembre.

Aysenur Ezgi Eygi  Fotografia: ISM

Aysenur Ezgi Eygi è stata uccisa da un soldato dell’esercito israeliano durante una protesta nella Cisgiordania occupata. Fotografia: ISM

Venerdì mattina il Dipartimento di Stato ha confermato che Aysenur Eygi, una cittadina americana di 26 anni nata in Turchia, è morta. Due medici palestinesi hanno dichiarato all‘Associated Press che Eygi è stata colpita alla testa ed è morta dopo essere arrivata all’ospedale locale.

“Abbiamo cercato di salvare la cittadina americana, abbiamo cercato a più riprese di rianimare il suo cuore, ma purtroppo non siamo riusciti a ripristinarne il funzionamento”, ha detto il direttore dell’ospedale Rafidia, il dottor Fouad Naffa.

“Siamo profondamente turbati dalla tragica morte di una cittadina americana, Aysenur Egzi Eygi, avvenuta oggi in Cisgiordania e i nostri cuori vanno alla sua famiglia e ai suoi cari”, ha dichiarato il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Sean Savett, in un comunicato. “Abbiamo contattato il Governo di Israele per chiedere maggiori informazioni e per richiedere un’indagine sull’incidente”.

Eygi apparteneva al Movimento di Solidarietà Internazionale (ISM), guidato dai palestinesi, e stava partecipando a una protesta contro l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania quando le hanno sparato.

Jonathan Pollak, un attivista israeliano che ha partecipato alla protesta, ha detto che l’uccisione è avvenuta poco dopo che i soldati israeliani avevano circondato un gruppo di preghiera comunitaria. Gli scontri sono scoppiati a seguito di questa mossa dei soldati, ma i manifestanti hanno tentato di ritirarsi dopo che si erano calmati. Secondo Pollak, due soldati appollaiati sul tetto di una casa vicina hanno sparato agli attivisti mentre questi ultimi cercavano di andarsene.

Pollak dice di aver visto Eygi “distesa a terra, accanto a un albero di ulivo, mentre sanguinava a morte”.

“Stavamo manifestando pacificamente a fianco dei palestinesi contro la colonizzazione della loro terra e l’insediamento illegale di Evyatar”, ha dichiarato un altro volontario dell’ISM in un comunicato. “La situazione è degenerata quando l’esercito israeliano ha iniziato a sparare gas lacrimogeni e munizioni vive, costringendoci a ritirarci. Eravamo sulla strada, a circa 200 metri dai soldati, con un cecchino chiaramente visibile sul tetto. La nostra compagna volontaria era in piedi un po’ più indietro, vicino a un ulivo con altri attivisti. Nonostante questo, l’esercito le ha sparato intenzionalmente alla testa”.

Articolo completo:


04 settembre 2024

GUERRA TOTALE Jenin è solo l’inizio: l’esercito israeliano classifica la Cisgiordania come zona di combattimento

 

(Credito fotografico: ALAA BADARNEH/EPA)

da The Cradle News Desk, The Cradle, 3 settembre 2024
I palestinesi dei territori occupati affermano che l’obiettivo principale dell’operazione israeliana è la distruzione selvaggia.

L’esercito israeliano, nei suoi documenti interni, ha classificato la Cisgiordania occupata come “il secondo fronte più critico, subito dopo Gaza”, secondo i funzionari della sicurezza che hanno parlato con Israel Hayom. 

“L’operazione di Jenin è solo l’inizio”, hanno dichiarato i funzionari della sicurezza al quotidiano israeliano, aggiungendo che le incursioni in corso nel nord della Cisgiordania ‘continueranno nel prossimo futuro’.  L’IDF mira ad arrivare a ottobre, il mese delle principali festività ebraiche, con una Cisgiordania più calma rispetto all’attuale mini-rivolta che si sta svolgendo sul terreno. Sebbene sia improbabile una guerra su vasta scala, l’Operazione ‘Campi estivi’ dovrebbe espandersi presto ad altre regioni della Cisgiordania”, dice il rapporto.

Negli ultimi sette giorni, le truppe israeliane hanno condotto il più grande assalto alla Cisgiordania occupata in due decenni, uccidendo decine di Palestinesi e devastando le principali città. Una fonte della sicurezza ha descritto a Israel Hayom l’operazione come “non solo tagliare l’erba, ma sradicare il problema alla fonte”.

Secondo il rapporto, i servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese (AP) “hanno collaborato in modo sostanziale con le forze israeliane, anche durante l’attacco di domenica”, che ha visto veicoli blindati e bulldozer scatenati a Jenin per distruggere infrastrutture vitali.

“I palestinesi affermano che l’obiettivo principale di questa operazione militare, la più grande in oltre due decenni, è distruggere quanto più possibile… Dicono che non si tratta di una necessità legata alla sicurezza. È per ricordare ai palestinesi il costo che dovranno sostenere se decideranno di resistere all’occupazione dell’esercito israeliano”, ha riferito domenica la corrispondente di Al Jazeera Niba Ibrahim.

Sono in corso incursioni anche nella città di Tulkarem, dove un ragazzo di 14 anni è stato ucciso martedì mattina mentre si recava alla moschea con il padre, mentre i cecchini israeliani continuano a colpire impunemente i civili.

Nonostante l’intensità dell’assalto israeliano, le fazioni della resistenza locale hanno affrontato ferocemente l’esercito invasore fin dall’inizio della cosiddetta Operazione “Campi d’Estate”.

“I nostri combattenti ingaggiano feroci battaglie con le forze nemiche che stanno assaltando il campo di Tulkarem e stanno colpendo le forze israeliane di fanteria nelle strade del campo con pesanti raffiche di proiettili che vanno anche a segno”, ha annunciato martedì mattina la Brigata Tulkarem, il ramo locale delle Brigate Quds della Jihad Islamica Palestinese (PIJ).

Anche le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa di Fatah hanno annunciato martedì l’uccisione di un soldato israeliano durante una “serrata imboscata” alle truppe di invasione, in collaborazione con le Brigate Qassam di Hamas, nell’asse di Al-Ghanem, nel campo profughi di Tulkarem.

Durante la riunione del governo israeliano di questa settimana, il Ministro israeliano della Protezione Ambientale Idit Silman ha posto le città di Jenin e Nablus nella stessa categoria del confine tra Gaza e l’Egitto e ha ribadito il diritto di Israele a tutta la Palestina.

“Nel Corridoio Philadelphi, a Jenin e Nablus, dobbiamo attaccare per ereditare la terra. Questo è il termine che deve essere usato [ereditare], non il termine ‘occupare’ la terra”, ha detto Silman.

Lo stesso giorno, il Ministro israeliano degli Insediamenti e delle Missioni Nazionali Orit Strook ha invitato il Segretario Militare e il Gabinetto di Sicurezza a “dichiarare lo stato di guerra in Cisgiordania”.

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

Soldati israeliani sparano a cinque palestinesi durante un attacco di coloni a un villaggio della Cisgiordania. Tra le persone aggredite ci sono anche cittadini americani.

 

La volontaria americana Vivi Chen dopo essere stata colpita al volto da una pietra.

da Faz3a,    Defend Palestine, 31 agosto, 2024.

[Qusra, Cisgiordania] – Decine di coloni israeliani provenienti dagli insediamenti che circondano il villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, hanno inscenato oggi un attacco al villaggio, accompagnati e protetti da soldati israeliani. I coloni israeliani provenienti dai vicini insediamenti che circondano Qusra sono scesi sul villaggio, armati e con il volto coperto. Durante l’attacco, cinque residenti del villaggio sono stati colpiti con munizioni vere, tra cui un giovane uomo che si trova in condizioni critiche dopo essere stato colpito nella parte bassa della schiena e un ragazzo di 12 anni. Tutti e cinque sono stati trasportati in un ospedale locale per un trattamento immediato.

L’attacco è iniziato intorno alle 17.00 ora locale, quando alcuni coloni, poco dopo il loro arrivo, hanno aperto il fuoco con munizioni vere contro i residenti di Qusra e gli attivisti internazionali alla periferia del villaggio, ferendo gravemente un palestinese di 19 anni. I coloni erano seguiti da soldati israeliani, che non hanno tentato di impedire l’attacco, ma hanno permesso ai coloni di continuare a lanciare pietre e ad attaccare i civili palestinesi e gli attivisti internazionali, due dei quali hanno riportato leggere ferite alla testa. Anche gli attivisti di solidarietà americani sono stati aggrediti con pietre e colpiti da proiettili, nonostante avessero reso nota ai soldati la loro identità internazionale.

I soldati israeliani hanno fatto irruzione all’interno del villaggio, sparando gas lacrimogeni, proiettili rivestiti di gomma e munizioni vere. Durante l’attacco, decine di residenti del villaggio sono stati feriti da proiettili rivestiti di gomma e altri quattro sono stati colpiti con munizioni vere, tra cui un ragazzino palestinese di 12 anni ferito a entrambe le gambe da un singolo proiettile di un fucile M16. Altri due sono stati colpiti alle gambe e un altro a un braccio, oltre al 19enne colpito alla schiena dai coloni.

I coloni sono rimasti alla periferia del villaggio, assediando una delle case, causando danni alla proprietà, minacciando i residenti e appiccando incendi nei giardini di quattro case. Le forze di sicurezza israeliane non hanno fatto alcun arresto, secondo un modello ripetuto di impunità e di mancanza di responsabilità per le violenze perpetrate contro i Palestinesi.

L’ambulanza che trasportava uno dei feriti è stata fermata dai soldati a un posto di blocco dell’IDF all’ingresso della città di Nablus, ritardando la sua assistenza in ospedale. I soldati hanno anche ritardato l’ambulanza che trasportava l’attivista americano Amado Sison all’inizio di questo mese, mentre veniva trasferito dopo essere stato colpito alla parte posteriore della gamba da un membro delle Forze di Difesa Israeliane.

Per maggiori dettagli:
Jonathan Pollak +972503010160, jonathan@defendpalestine.org
Vivi Chen +972525336780

I video dell’attacco sono visibili qui, qui, qui e qui. (Credito: Faz3a, defendpalestine.org)

Vivi Chen, una volontaria che lavora con Faz3a, un gruppo che fornisce protezione civile internazionale, era presente oggi sulla scena dell’attacco. Ha raccontato: “I coloni israeliani hanno sparato alla schiena di un giovane a sangue freddo, hanno picchiato un cittadino americano sulla nuca e hanno lanciato pietre contro altre due persone, colpendole alla fronte e alla mano, causando loro delle lesioni. I militari non hanno fatto nulla per fermare l’attacco e sembravano interessati solo ad attaccare i Palestinesi e a dirci di indietreggiare. Quando abbiamo chiesto assistenza all’esercito per spegnere uno degli incendi appiccati dai coloni, i militari ci hanno ignorato, mentre un soldato ci ha mandato un bacio. I soldati hanno lanciato granate stordenti che sono atterrate direttamente accanto a noi mentre indietreggiavamo con le mani in alto e ci hanno sparato mentre continuavamo ad indietreggiare. Cinque residenti hanno riportato ferite da proiettili”.

Contesto

L’incidente di oggi e la violenza in corso a Qusra fanno parte di un modello più ampio di repressione impiegato dallo stato di Israele. Questo attacco avviene mentre i campi profughi palestinesi in Cisgiordania sono oggetto di raid da parte delle forze israeliane. Dal 28 agosto, 22 Palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania. L’escalation di violenza segue anche la pulizia etnica di almeno 18 comunità palestinesi dal 7 ottobre in poi e la diffusione di dichiarazioni del Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich che delineano un piano ‘drammatico’ per imporre il controllo israeliano permanente sulla Cisgiordania ed espandere gli insediamenti illegali.

Il villaggio di Qusra, a sud di Nablus, conta circa 5.000 abitanti. È circondato dai quattro insediamenti illegali di Esh Kodesh, Migdalim, Keida e Ahiya. Dal mese di ottobre, è stato oggetto di continue violenze israeliane attraverso decine di attacchi di coloni e incursioni militari, che spesso si sono verificate in contemporanea. Sei dei suoi residenti sono stati uccisi durante attacchi dei coloni l’11 e il 12 ottobre 2023.

Il vicino insediamento illegale per soli ebrei di Migdalim è diventato un centro di violenza. Circa un anno fa, i coloni hanno sradicato circa 4 ettari di uliveti palestinesi a nord dell’insediamento, nel territorio del villaggio di Qusra. All’inizio di dicembre 2023, i coloni hanno collocato quattro strutture mobili in quest’area e hanno stabilito un nuovo avamposto a nord dell’insediamento, su terreni privati palestinesi. Il nuovo avamposto è situato nel cuore dei terreni agricoli appartenenti al villaggio di Qusra. Recentemente, i coloni hanno anche coltivato circa 2,5 ettari di terreno privato del villaggio di Jorish, a est dell’insediamento di Migdalim.

Alla fine di luglio, i coloni di Esh Kodesh hanno attaccato attivisti internazionali e agricoltori palestinesi nel villaggio di Qusra con tubi di metallo, bastoni e pietre. Due americani e un cittadino tedesco hanno riportato ferite che hanno richiesto il ricovero in ospedale, mentre un altro volontario americano ha riportato ferite più lievi. L’attacco ha avuto luogo mentre gli attivisti della solidarietà internazionale stavano accompagnando gli agricoltori palestinesi ai loro oliveti, ai quali non possono accedere dall’ottobre 2023, a causa degli attacchi dei coloni israeliani.

https://civicrm.defendpalestine.org/civicrm/mailing/view?reset=1&id=33

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

31 agosto 2024

In difesa della vita in tutte le sue forme: Khalida Jarrar libera 31 Agosto 2024

da: Unione dei Professori e dei Dipendenti dell’Università di Birzeit,

29 agosto 2024. 

La mente libera è una mente che si esercita costantemente e che mira all’azione. Le forze nefaste dell’oppressione prenderanno sempre di mira una mente che tende all’azione e che si impegna a praticare verso la libertà: questo è ciò che Khalida Jarrar è stata e questo è ciò che essa rimarrà, anche in prigionia.

                                
                                                   Khalida Jarrar

Il 12 agosto 2024, le autorità sioniste hanno trasferito brutalmente in isolamento la ricercatrice e docente dell’Università di Birzeit, Khalida Jarrar. Questo è avvenuto dopo quasi otto mesi di ingiusta detenzione senza accusa, nota come detenzione amministrativa. Nelle prime ore del mattino del 26 dicembre 2023, l’esercito coloniale israeliano ha invaso la casa di Khalida Jarrar e l’ha portata via dalla sua famiglia e dal suo lavoro. Khalida Jarrar è una leader politica, una ricercatrice e una docente. Nel corso della sua vita di attivista femminista e studiosa di politica, lo stato israeliano ha sempre cercato di metterla a tacere. L’ultima reclusione in isolamento fa parte del repertorio di violenza strutturale contro i palestinesi e dell’intensificazione della guerra israeliana per l’eliminazione di Gaza e di tutta la Palestina.

Secondo la dichiarazione rilasciata il 28 agosto 2024 dalla Commissione per gli Affari dei Detenuti e dalla Società dei Prigionieri Palestinesi, le forze israeliane hanno preso d’assalto la cella di Khalida Jarrar nella prigione di Damon, relegandola per un giorno intero in una cella sporca e infestata, senza preavviso, senza notifica e senza spiegazioni. Il 13 agosto 2024, è stata messa in un Bosta (il nefasto autobus di trasferimento prigionieri) e portata nel carcere di Neve Tirza ad al-Ramlah. Da allora è stata tenuta in isolamento in una cella di 2 metri per 1,5, senza finestre, senza luce e senza alcuna ventilazione. Nessuno è stato informato delle ragioni di questa azione. Le condizioni dure e disumane della sua detenzione in isolamento non sono solo illegali, ma sono anche inaccettabili sotto qualsiasi profilo di umanità. Il fatto che sia stata così confinata per quasi tre settimane fa parte del barbaro programma che tende all’annientamento genocida di un intero popolo. Jarrar viene letteralmente privata dell’aria e le viene negato con la forza il respiro della vita. La sua voce, come quella di tutti i prigionieri palestinesi, non sarà messa a tacere e il suo lavoro, come quello di tutti i palestinesi che lottano per la libertà, non si fermerà.