21 maggio 2011

In ricordo di “Vik Utopia” e Juliano Mer Khamis

Per non dimenticare Vittorio Arrigoni

per diffondere e sostenere il suo esempio e i suoi progetti

mercoledì 1 giugno 2011 alle 19.30

presso il tendone del Presidio

(Ponte del Marchese - Vicenza)

19h30 Video e testimonianze per ricordare Vittorio e Julia-no Mer Khamis. Incontro con Caterina Donattini, coordinamento BDS Italia, già cooperante in Palestina per diversi anni.

20h30 Ricco buffet di finanziamento (dai 5€ in su l'offerta è libera). Il ricavato sarà interamente devoluto a sostegno delle iniziative avviate da Vittorio.

21h15 Testimonianze sulla realtà palestinese, presentazio-ne dei progetti cui Vittorio partecipava e dibattito aperto.

Si prega di comunicare la partecipazione entro sabato 28 maggio a: Miriam – 0444.530763 o Stefano - ffefo@libero.it

L'idea dell'iniziativa è sorta da alcuni singoli giovani e promossa in collaborazione con Salaam Ragazzi dell'Olivo - Vicenza.

07 maggio 2011

Rachel - 12 maggio al Centro culturale San Paolo

giovedì 12 maggio 2011 alle ore 20.45
presso il Centro Culturale San Paolo

Viale Ferrarin 30 (possibilità di parcheggio) - 36100 VICENZA

per iniziativa dell'
Associazione Salaam ragazzi dell'olivo - Vicenza

in collaborazione con il
Centro culturale San Paolo - Onlus
e con
Pax Christi - Vicenza

nell'ambito del ciclo
CON LA PALESTINA NEGLI OCCHI

verrà proiettato il film documentario

RACHEL
di Simone Bitton

Si tratta di uno dei documentari insieme più informati ed appassionati dedicati alle vicende del conflitto arabo-palestinese.

RACHEL, della regista franco-israeliana Simone Bitton, è dedicato alla tragica vicenda della giovane attivista americana Rachel Corrie, uccisa nel 2003 dai bulldozer mentre difendeva le case palestinesi destinate alla demolizione. Il film ricostruisce, grazie alle testimonianze dei compagni di Rachel e dei responsabili delle attività militari israeliane, come siano davvero andati i fatti, e di chi siano le responsabilità della morte di una ragazza di soli 23 anni.

A sette anni di distanza, il suo nome è tragicamente tornato di attualità, poiché proprio Rachel Corrie si chiamava una delle navi componenti la Gaza Freedom Flottila, attaccata dall'esercito israeliano nel maggio 2010.

Il film è stato presentato al Tribeca Film Festival e al Festival di Berlino; in Italia ha riscosso un grande e commosso successo al Festival di Internazionale a Ferrara 2009.

La visione del documentario è consigliata ad un pubblico adulto.

---------------------------------------------------------

Come preparazione, possiamo consigliare la lettura delle ultime lettere di Rachel, pubblicate nel sito giovaniemissione.it


Eccone un breve estratto:


"27 Febbraio 2003 (alla madre)

Vi voglio bene. Mi mancate davvero. Ho degli incubi terribili, sogno i carri armati e i bulldozer fuori dalla nostra casa, con me e voi dentro. A volte, l'adrenalina funge da anestetico per settimane di seguito, poi improvvisamente la sera o la notte la cosa mi colpisce di nuovo: un po' della realtà della situazione. Ho proprio paura per la gente qui. Ieri ho visto un padre che portava fuori i suoi bambini piccoli, tenendoli per mano, alla vista dei carri armati e di una torre di cecchini e di bulldozer e di jeep, perché pensava che stessero per fargli saltare in aria la casa. In realtà, l'esercito israeliano in quel momento faceva detonare un esplosivo nel terreno vicino, un esplosivo piantato, a quanto pare, dalla resistenza palestinese.

Questo è nella stessa zona in cui circa 150 uomini furono rastrellati la scorsa domenica e confinati fuori dall'insediamento mentre si sparava sopra le loro teste e attorno a loro, e mentre i carri armati e i bulldozer distruggevano 25 serre, che davano da vivere a 300 persone. L'esplosivo era proprio davanti alle serre, proprio nel punto in cui i carri armati sarebbero entrati, se fossero ritornati ..."

---------------------------------------------------------

per informazioni:

Miriam Gagliardi - miriam.gag@alice.it

Centro Culturale San Paolo – Onlus: Tel. 0444.937499 - centroculturale.vicenza@stpauls.it

28 aprile 2011

Kairos Palestina

Il Gruppo scout Vicenza 7 e la Zona Vicenza Berica in collaborazione con l'Ufficio Diocesano Pellegrinaggi di Vicenza e l'Associazione Salaam ragazzi dell'olivo - Vicenza invitano alla presentazione di

Kairòs Palestina
un grido di fede, di speranza, d'amore
dal cuore della sofferenze del popolo palestinese


venerdì 6 maggio alle ore 20.45 nella sala del cinema Primavera
in via A.F.Ozanam 11 (dietro la chiesa di S.Bertilla) a Vicenza

Parteciperà all'incontro don Nandino Capovilla coordinatore di Pax Christi Italia


Porre fine all’occupazione dei territori palestinesi e al boicottaggio che strangola l’economia della Palestina, riducendo in miseria la popolazione; eliminare il muro di separazione che sigilla la barriere fra i due popoli, rinegoziare con serietà e chiarezza per costruire la pace nella regione: sono i punti principali di un appello firmato e diffuso, in vista del Natale 2009, da un gruppo di leader cristiani di diverse confessioni fra i quali il Patriarca emerito di Gerusalemme, Mons. Michel Sabbah, e l’Arcivescovo del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, Mons. Theodosios Atallah Hanna.

Grazie allo sforzo di buona volontà della comunità internazionale, dei leader politici della regione e delle Chiese nel mondo, “la pace e è possibile” ed è la sola speranza per il futuro della Terrasanta. Ma essa impone uno sforzo concreto da parte di tutti, e non solo “parole vuote” che per troppo tempo sono risuonato senza cambiare nulla nella situazione reale.

I firmatari dell’appello lamentano che “l’occupazione è un peccato contro Dio e l’umanità” e ricordano, fra i problemi più scottanti, “il muro di separazione israeliano eretto in territorio palestinese, il blocco di Gaza, le colonie israeliane che sorgono su terreni palestinesi, le umiliazioni subite ai posti di blocco militari, le restrizioni religiose e gli accessi controllati ai luoghi santi, la piaga dei rifugiati che attendono il loro diritto al ritorno, i prigionieri detenuti in Israele e la paralisi della comunità internazionale di fronte a questa tragedia”.

Tuttavia, afferma il testo, “Dio ci ha creato per vivere in pace. La nostra terra ha una missione universale e la promessa della terra non è mai stato un programma politico, ma piuttosto preludio alla salvezza universale”.

Leggi anche l'articolo di Raniero La Valle sul documento che verrà proposto.

15 aprile 2011

La casa di Vittorio (da Il Manifesto del 15 aprile)


Qualche settimana fa Vittorio Arrigoni mi ha salutato tono preoccupato, ma non per la sua presenza a Gaza bensì per la salute del padre, operato di recente e in precario stato di salute.
Ai genitori Vittorio è molto legato, non solo dall’affetto di figlio ma anche dalla condivisione di ideali politici. Una famiglia impegnata a sinistra, da sempre, che lo ha appoggiato in tutte le sue scelte.
«Da casa mi arrivano notizie preoccupanti, per qualche settimana me ne andrò in Italia, ho voglia di rivedere mio padre», diceva. Da Gaza invece non è più partito, forse confortato da qualche aggiornamento giunto dall’Italia. Vittorio la Striscia di Gaza non la lascerebbe mai. Quel piccolo lembo di terra è diventato la sua seconda casa, anzi la prima, dove vivere e svolgere il suo impegno a difesa dei diritti dei palestinesi, sotto assedio e dimenticati dal mondo. Faceva male ieri sera vedere Vittorio bendato e con segni di violenza sul volto nel un video postato su Youtube, con le mani legate dietro la schiena, mentre qualcuno gli tiene la testa per i capelli. Faceva davvero male se si tiene conto del lavoro svolto da Vittorio dal 2008 sino ad oggi per informare sempre, in ogni momento, attraverso il suo blog, su Facebook e con articoli per vari siti, su quanto accade a Gaza. Senza un attimo di sosta, anche di notte. «Aerei F-16 israeliani hanno colpito pochi minuti fa Rafah...un contadino ucciso da un cecchino mentre era nel suo campo...bambino ferito gravemente da una raffica», sono i messaggi che da Gaza lancia continuamente al mondo, accompagnandoli da commenti ed analisi.

Nella Striscia Vittorio Arrigoni era arrivato la prima volta come rappresentante dell’International solidarity movement, a bordo di uno dei due battelli del Gaza Freedom Movement che violando, con successo, il blocco navale israeliano di Gaza, ha aperto la strada alla nascita due anni dopo della Freedom Flotilla. Diventammo amici in quei giorni. Per il suo look da lupo di mare – berretto, pipa e tatuaggi – lo ribattezzai «Capitan Findus». A lui piaceva quel nomignolo che qualche settimana dopo divenne purtroppo azzeccato, vista la fuga a nuoto che Vittorio tentò (invano) quando venne bloccato in mare da commando israeliani giunti a fermare le barche dei pescatori palestinesi. Venne incarcerato in Israele e rispedito in Italia ma lui, dopo qualche settimana, si imbarcò su di un altro battello della GFM e ritornò a Gaza. Fu una decisione davvero importante, forse perché era consapevole di ciò che stava maturando sul terreno. Il 27 dicembre 2008 si ritrovò ad essere l’unico italiano e uno dei pochi stranieri presenti nella Striscia di Gaza durante la devastante offensiva militare israeliana «Piombo fuso». I suoi racconti pubblicati dal manifesto, chiusi immancabilmente dalle parole «Restiamo umani», rappresentano una delle testimonianze più lucide e coinvolgenti di quanto accadde in quei giorni d’inferno in cui Gaza, peraltro, era chiusa alla stampa internazionale. Con il manifesto poi Vittorio ebbe qualche incomprensione ma non aveva esitato un minuto, lo scorso dicembre, a rivolgere in Facebook e Youtube un appello ai tanti che lo seguono – e sono molte migliaia, non solo in Italia in sostegno della sopravvivenza del nostro giornale.

A Gaza Vittorio Arrigoni era tornato, senza più lasciarla, poco più di un anno fa, passando dall’Egitto, per dedicarsi alla tutela delle migliaia di contadini palestinesi ai quali Israele non permette l’ingresso nei campi coltivati situati in quell’ampia «zona cuscinetto» costituita unilateralmente all’interno della Striscia. Era impegnato anche a scrivere il suo nuovo libro. Ma Gaza è un territorio dove troppi attori, spesso solo burattini manovrati da qualcuno, cercano un ruolo da protagonisti. Tra questi ci sono i salafiti della sedicente «Brigata Mohammed Bin Moslama», ai quali non interessa nulla di Gaza e dei palestinesi e ancora meno dei loro amici. Vedono nemici ovunque, tranne quelli veri. Ieri questi presunti salafiti hanno sequestrato Vittorio per ottenere dal primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, la scarcerazione dello sceicco al-Saidani, noto anche come Abu Walid al-Maqdisi, leader di Al-Tawhid Wal-Jihad, una formazione qaedista. Al-Maqdisi è stato arrestato poco più di un mese fa dai servizi di sicurezza di Hamas che da due anni sono impegnati contro le cellule salafite che agiscono soprattutto nella zona di Rafah (dove meno di due anni fa hanno persino proclamato un emirato islamico. Hamas reagì facendo una strage). Vittorio Arrigoni non merita di essere usato come merce di scambio, lui che ha sempre creduto nella dignità di ogni persona, ovunque nel mondo, a cominciare dai palestinesi. Ai suoi rapitori possiamo solo rivolgere la sua perenne esortazione: «Restiamo umani».

Michele Giorgio
su Il Manifesto del 15 aprile 2011

Con Vittorio e la Palestina nel cuore


Veglia
per ricordare
Vittorio Arrigoni
oggi 15 aprile alle ore 18
in piazza Castello a Vicenza


"Restiamo umani".
Così Vittorio Arrigoni, giornalista e cooperante 36enne, ucciso nella notte a Gaza, chiudeva i suoi reportage dalle terre di Palestina.