27 agosto 2009

Pellegrinaggi di giustizia (prima parte)

(nella foto: il muro a Qalqiliya)


Nei primi giorni di agosto un gruppo di persone hanno partecipato ad un viaggio in Palestina organizzato da Pax Christi. Tra loro alcuni vicentini, che ci hanno inviato questo reportage, in cui raccontano ciò che hanno visto e le proprie impressioni.

Lo pubblichiamo in più puntate, per facilitarne la lettura.

1 agosto

Partenza dall'aeroporto di Verona. Sei ancora in Italia, eppure inizi già a sentire il peso soffocante di una parola. Non di un apparato, né di un'organizzazione, ma di una parola: sicurezza. Israele è ossessionato dalla sicurezza: ogni cosa, ogni gesto, ogni azione sono pensate e fatte per la sicurezza.

A Verona ci mettiamo in fila per il check-in. Senza neanche accorgercene siamo circondati da alcuni uomini e alcune donne della sicurezza israeliana, che ci prendono in consegna e iniziano a tempestarci di domande (naturalmente, per la nostra sicurezza): Perchè vai in Israele? Cosa ti interessa d'Israele? Conosci gli altri del tuo gruppo? Da quanto tempo li conosci? Dove li hai conosciuti? Studi o lavori? Dove? Da quanto tempo? Chi ha preparato la valigia? Dove è stata la valigia da ieri sera fino ad oggi? Chi ti ha accompagnato all'aeroporto?

E fino a qui tutto ok, se non fosse che poi si ricomincia da capo: Perchè vai in Israele? Cosa ti interessa d'Israele? Conosci gli altri del tuo gruppo? Da quanto tempo li conosci? Dove li hai conosciuti? Studi o lavori? Dove? Da quanto tempo? Chi ha preparato la valigia? Ecc., ecc. ecc. Un vero e proprio interrogatorio, per alcuni del nostro gruppo.

Dopo un'ora tre di noi vengono gentilmente invitati nell'area internazionale, per un controllo più approfondito. Con la presenza di alcuni poliziotti italiani vengono perquisiti fisicamente, le borse aperte ed esaminate e le valigie trattenute all'aeroporto. Il motivo? Sicurezza: i bagagli verranno spediti il giorno dopo a Gerusalemme.

Finalmente riusciamo a partire e ad arrivare a Tel Aviv, dove un pullman ci carica e ci conduce fino ad Aboud, un villaggio dei Territori Occupati circondato da due insediamenti israeliani.

Il percorso durerebbe circa venti minuti, ma bisogna superare i check-point: in uno non ci lasciano passare, è troppo tardi, mentre nel secondo va meglio. L'autista è incerto sulla strada, perchè nella West bank non tutte le strade sono uguali: alcune vengono riservate esclusivamente agli israeliani, e solo se hai la targa giusta puoi transitarci sopra. Il motivo? Sicurezza.

Finalmente, dopo un lungo giro, arriviamo a destinazione, e veniamo ospitati nelle famiglie: anche se è molto tardi vogliono accoglierci con tutti gli onori, offrendoci tè, caffè, dolci e frutta.

Dopo una giornata in cui siamo stati sballottati da una parte all'altra, finalmente incontriamo un po' di umanità: chissà perchè, ma forse è la prima volta da quando siamo partiti che ci sentiamo realmente sicuri.

2 agosto

Ci svegliamo nelle accoglienti case palestinesi dopo la pace notturna, il canto del muezzin ed il canto del gallo. Colazioni abbondanti anche di amicizia e con un po' di commozione. Si va tutti in chiesa, tanti i ragazzi con la maglietta scout ed un sonno da crollare, ma abuna Firas tiene svegli tutti con voce tonante e l'impeto del condottiero combattente.

Nell'omelia ricorda le “P” del Patriarca: presenza, preghiera, pellegrinaggio. Dobbiamo essere cristiani qui in Terra Santa, non In America; qui nella chiesa Madre. Qui portiamo la croce con il sorriso e lavoriamo perchè giustizia e pace s'incontrino anche nella Terra Santa. All'uscita nel bel salone della parrocchia moderno ed accogliente riceviamo il saluto della comunità ad uno ad uno ci guardiamo negli occhi che parlano più delle nostre bocche.

Sotto il sole battente si passa a visitare la chiesa ortodossa: una delle più antiche di Palestina con iscrizioni in aramaico e croce greca.

Via verso il primo incontro ravvicinato con il tipo d'insediamento israeliano che si sta riproducendo senza sosta dentro al territorio dell'autorità palestinese. Attraversiamo il villaggio quieto, verde nei giardini di case di buona fattura, si cammina su una strada asfaltata larga ed incoraggiante per chi volesse andare a Ramallah, magari a portarci la frutta. Poi s'interrompe in mezzo agli oliveti di fronte alla colonia di Bet Arieh, sorta dall'82: prima arrivano le roulottes, poi diventano case, poi sorgono le recinzioni a proteggere l'illegalità, poi arrivano i soldati a fare la stessa funzione.

Oltre le recinzioni che tagliano gli oliveti di Aboud ci sono cancelli : si aprono una volta all'anno per due giorni, il tempo concesso ai legittimi proprietari per raccogliere le olive, se non ce la fai, peggio per te. Un pick up blu della sicurezza passa su una strada sterrata sopra di noi: siamo stati visti.

Torniamo da Abuna Firas e dai suoi ragazzi che ci hanno preparato riso alle mandorle, pollo e birra fresca con un grappolo d'uva per finire. Già nella benedizione c'è il senso della sua missione di prete: dire la verità tutta quanta, proteggere le vittime, agire con giustizia e carità .

Al termine del pranzo abbiamo avuto la prova della straordinaria apertura della sua azione di denuncia. E' arrivato fino al la Camera dei Rappresentanti degli USA, ha coinvolto il Vaticano, ha fatto paura ad Israele. Perchè? Per aver detto che Israele ruba l'acqua e la terra ai palestinesi ed averlo dimostrato.

Recentemente gli è stato consigliato di stare un po' zitto, ma non sembra il tipo da riuscirci. Ci offre un'impressionante serie di dati sulla progressiva sottrazione di territorio ai palestinesi, tanto che alla fine delle diverse misure di occupazione israeliana, giustificate come “sicurezza”, la quarta religione della Palestina dice Firas scherzando, ci sarà solo un 54% della terra dei palestinesi per i palestinesi. Che fare? Non stancarsi di dire la verità, informare perchè il mondo non sa, l'America non sa, l'Italia sa poco; occorre dare la notizia, non confezionare la notizia.

E' difficile entrare in contatto con movimenti israeliani per la pace, perchè in Israele comanda l'esercito, mentre il governo è sempre un fantoccio.E' difficile parlare con gli israeliani, si passa subito per collaboratori. Per dire che anche i palestinesi devono fare passi avanti, anzitutto nell'unità: la loro divisione ha permesso il massacro di Gaza. Ma non ci sono in giro leader, neppure in campo palestinese.

A Qalqilia si entra senza controllo ed è un fatto eccezionale. Ma anche Suad, la vigorosa palestinese che ci farà da guida, è un incontro di eccezionale valore per competenza e passione.

Ci accoglie nel centro di primo soccorso sanitario voluto da Barguti. Ci racconta di quanto sia difficile spostarsi fra una località e l'altra quando l'emergenza sanitaria preme e come sia ancora necessario garantire l'assistenza di medici volontari a fronte di notevoli carenze del sistema sanitario pubblico, cui pure i soldi non mancano.

Le lasciamo un po' dei nostri medicinali, per poi andare con lei a vedere da vicino il muro; anzi la prima tappa è un varco nel muro; quello che si apre al mattino per tre ore e fa passare circa 6000 palestinesi che da Qalqilia e dintorni vanno a lavorare con permesso speciale in Israele, tutti rigorosamente “in nero”.

Intervistiamo qualcuno di ritorno a fine giornata, finchè una guardia viene a dirci che se non ce ne andiamo, si bloccano i cancelli d'uscita per gli altri: ce ne andiamo per non coinvolgere operai stanchi rimasti in gabbia.

Altrove vediamo il muro sbarrare lo scarico delle acque piovane e provocare in inverno l'allagamento delle vicine scuole elementari . Lungo il muro arriviamo al cancello dei contadini, aperto per un paio d'ore al mattino con lo scopo di fingere di consentire ai legittimi proprietari, separati dai loro terreni, di poterli coltivare.

La forte Suad lì si commuove a vedere così espropriata e sfigurata la terra che fu di suo padre e dove lei bambina giocava fra gli alberi di arancio e limone. Già suo nonno aveva perso i terreni nel 1948 al di là della linea verde. E' la storia di tanti palestinesi che da proprietari sono diventati schiavi e devono comprare ciò che ieri vendevano.

Suad si batte il petto e trattiene un singhiozzo:”Non so cos'è la terra per Israele, ma so che per noi la terra sta dentro di noi, conosciamo gli alberi uno ad uno, come i nostri figli”. Questa commossa confidenza spiega in modo toccante quale sia l'offesa e l'umiliazione che troppi palestinesi hanno subito da parte di un'autorità che agisce illegalmente con la forza.

Suad ci saluta tutti con un bacio ed un abbraccio che è un modo per dirci grazie di essere stati lì, ci chiede solo di raccontarlo per far sapere ed aiutare così la giustizia, madre della pace, a fare qualche progresso, almeno nella mente di uomini informati.

(continua)

15 agosto 2009

Prossimi eventi


Siamo ancora in agosto, ma molti stanno già lavorando per preparare gli eventi della ripresa. Ne preannunciamo alcuni, che vi segnaleremo nuovamente al momento opportuno, quando ci saranno pervenute tutte le informazioni.

sabato 12 e domenica 13 settembre, nell'ambito del Festival della letteratura che si tiene a Mantova (il programma completo si può trovare sull'apposito sito) alcuni eventi riguarderanno la Palestina:
  • - sabato 12 settembre alle 11.15 presso il Palazzo della ragione "Fare la pace con i cattivi". È giusto trattare oggi con Hamas o con Hezbollah come in passato si è trattato in Irlanda con il Sinn Féin o in Spagna con l’ETA? Don Matteo Zuppi, assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio e negoziatore delle paci in Mozambico e in Burundi ne parla con Paola Caridi, studiosa del mondo arabo e autrice di Hamas
  • - sabato 12 settembre alle 15.00 presso il Seminario vescovile "Palestina Israele 1997-2007 - Fotografie",la costruzione di una storia per immagini, una mole impressionante di documenti fotografici relativi all’occupazione
  • - domenica 13 settembre alle 10.15 al Teatro Ariston "La via che porta oltre al sionismo": Avraham Burg, deputato laburista e speaker della Knesset nelle passate legislature,viene intervistato da Meron Rapoport
  • - domenica 13 settembre alle 14.15 presso il Seminario Vescovile. "Architettura, potere, potenza". Prendendo in esame la militarizzazione del territorio di Gaza e della Cisgiordania perpetrata dal governo israeliano e le relative strategie eversive praticate dai palestinesi, Eyal Weizman, direttore del Centre for Research Architecture al Goldsmiths College di Londra, teorizza la millenaria corrispondenza tra architettura e potere

domenica 13 settembre alle ore 11.00 al Festival del No Dal Molin, vi sarà Jeff Halper, urbanista israeliano e docente di antropologia all’Università Ben Gurion del Negev, che coordina il Comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi (Icahd).

martedì 15 settembre alle ore 21.00 presso l'Auditorium Canneti di Vicenza Don Nandino Capovilla, responsabile di Pax Christi, proporrà il tema: "La palestina: storia di ordinaria occupazione"

sabato 19 settembre alle ore 20, nel salone del Centro giovanile della Parrocchia di San Giuseppe lavoratore, Salaam Ragazzi dell'olivo organizzerà l'annuale Cena Palestinese. Vi aspettiamo!

21 giugno 2009

“Niente sesso in città’” di Suad Amiry

Martedì 30 giugno alle ore 20.30
nella“SALA ANZIANI” del Comune di Padova
(palazzo Moroni, via del Municipio, 1 - Padova)

Suad Amiry

architetta e scrittrice palestinese

presenterà il suo libro

NIENTE SESSO IN CITTA’



(click al centro della foto per aprire il filmato, click nel rettangolo in basso a destra sotto la foto per aprire a schermo intero)

Suad Amiry è un’affermata architetta e scrittrice palestinese, fondatrice e direttrice del “Riwaq Center for Architectural Conservation” a Ramallah. Cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University di Beirut e all’Università del Michigan, specializzandosi infine a Edimburgo.
Dal 1981 insegna archittettura alla Birzeit University e, da allora, vive a Ramallah. Ha scritto e curato numerosi volumi sui differenti aspetti dell’architettura palestinese.

"Mi chiedo quale sarebbe la tua reazione se fossi vissuto sotto occupazione tutti gli anni che ci ho vissuto io, o se i tuoi diritti di consumatore, come tutti i tuoi altri diritti, fossero violati giorno e notte, [...] se il tuo villaggio fosse stato spianato con un bulldozer, o la tua casa demolita, se tua sorella non potesse raggiungere la sua scuola, o tuo fratello avesse avuto tre ergastoli, o tua madre avesse partorito a un posto di blocco, o se tu fossi stato in fila per giorni nel caldo torrido d'agosto in attesa del tuo permesso di lavoro."

Introdurrà Filippo Tosatto, giornalista del Mattino di Padova.
Guiderà il dialogo con l’autrice Gianna Tirondola (Associazione per la Pace)
Saida Puppoli leggerà alcuni brani tratti dal libro.

L'incontro è promosso da:
Comunità Palestinese nel Veneto
Al Quds – Istituto di Cultura Italo Palestinese.
Aderiscono: Mezzaluna Rossa Italiana, ACS, Associazione per la Pace, Donne in Nero, Associazione Ingegneri Palestinesi, Associazione Forestali senza frontiere, Salaam Ragazzi dell'olivo - Comitato di Vicenza.

12 giugno 2009

Concerto dei RadioDervish con i Solisti dell'Orchestra di Nazareth

Vi segnaliamo un concerto che si preannuncia molto bello, in un contesto bellissimo:

RadioDervish con i Solisti dell'Orchestra di Nazareth
domenica 21 giugno alle ore 22
in Villa di Montruglio (Ponte di Nanto)
(click per le indicazioni su come arrivarvi)




























Il numero sempre crescente di flussi migratori, il riassetto economico, sociale, morfico del mondo, la globalizzazione, invitano a pensare alle varie modalità che lo stare e l'andare possono assumere. Oggi nel mondo ci sono interi popoli in movimento, in fuga, in cerca. Ma ci sono anche persone ferme in fuga dalle proprie radici... Msp 2009 affronterà parte dello scibile umano da questo particolare punto di vista del radicamento e dello sradicamento, fisico e mentale. Faranno da collante proposte di suono e musica, pensate anch’esse come un viaggio alla ricerca delle radici sonore delle varie culture del mondo, e come viaggi interiori che i musicisti e i suonatori da sempre affrontano per approdare, infine, ciascuno, al proprio suono.

Programma dell'intera manifestazione del 19-20-21 giugno 2009

Performance collettiva
Soundwalking, passeggiata d’ascolto nel parco di Montruglio con il musicista e studioso di psicoacustica Massimo Liverani. Evento su prenotazione.

Musica
Concerto: Enrico Pieranunzi Piano solo: divagando intorno a Scarlatti
Concerto: Tammittam Percussion Ensemble Piano, Voice and Percussion in the 20th Century
Concerto: Petrina Petrina In Doma
Concerto: Lino Cannavacciuolo EstOvest, dialogo sul soffio del violino, da Segesta al Cairo
Concerto: Ananke Musiche della tradizione sefardita
Concerto: Figli di Madre Ignota Fez Club
Concerto: Radiodervish e i Solisti dell’Orchestra di Nazareth (anteprima italiana)

Incontri
gli incontri riguarderanno radici contorte, quelle di chi non sa bene a quale terra appartenere, radici recise, di chi è costretto a scappare dalle proprie origini geografiche e interiori, radici mescolate, quelle che presagiscono un mondo in multicolor, radici ostinate, di chi nonostante tutto vuole restare...

Costretti a stare/Decisi a restare
MSP ricorda il ventesimo anniversario di Piazza Tian An Men (1989-2009) con letture di testimonianze originali dell’epoca, fornite da chi ha vissuto personalmente l'evento del 1989, Patrizia Galli e Zhang Dali. Costretti a stare sono tutti i ''Prigionieri di coscienza'', secondo la definizione di Amnesty International, ce ne parla un esponente. Decisi a restare sono i ragazzi coraggiosi che invece di andare restano e lottano per il cambiamento, ad esempio contro le mafie: ce ne parlano Francesca Vannini Parenti e FrancescoGalante dell’organizzazione Addiopizzo di Palermo

Costretti ad andare
Sul problema dei rifugiati, un portavoce dell’ACNUR in Italia incontra Diego Vecchiato Dirigente della Direzione Relazioni Internazionali-Cooperazione Internazionale-Diritti Umani e Pari Opportunità della Regione Veneto

Parole che radicano / Esilio di ognuno. Dialogo a due voci su migranti vecchi e nuovi
Incontro con gli scrittori migranti Tahar Lamri e Cristina Ali Farah

Armi sonore / Sradicamento dalla vita
Incontro con il musicista e studioso di psicoacustica Massimo Liverani

Laboratori

Alle radici dello strumento voce. Con il musicista Alan Bedin e l’attrice Franca Grimaldi. Evento su prenotazione.
La voce delle piante. Con la musicologa Laura Silingardi e l’ingegnere del suono Tiziano Franceschi. Evento su prenotazione.

Yoko Muronoi, danzatrice butoh. La rappresentazione danzata dello stare e dell'andare. Performance silenziosa per un pubblico di sordi e udenti.

Voci Scritte

Sul catalogo del festival, testi d'autore sul suono e sulle radici. Ferdinando Maddaloni su Anna Politkovskaja, Una voce scomoda, un comodo silenzio. Anonimo indiano sulle suore superstiti del massacro di Orissa, Grida sommerse. ....(work in progress)

Scarica qui il programma con gli orari e le date

09 giugno 2009

A sostegno di Obama, contro gli insediamenti

Il Presidente Obama ha appena tenuto un discorso straordinario in Egitto, nel quale si è impegnato personalmente a costruire la pace nel Medio Oriente.
La sua prima mossa è stata sorprendentemente di sfidare il nuovo governo di destra di Israele, alleato americano,
mettendolo sotto pressione per far cessare la politica autolesionistica degli insediamenti (colonie illegali sul territorio riconosciuto dagli Usa e dal mondo come palestinese).

C'è ampio consenso sul fatto che gli insediamenti siano un impedimento importante al raggiungimento della pace, un punto di vista condiviso anche da una maggioranza silenziosa di Israeliani. In combinazione con una rete di barriere e posti di blocco queste colonie ormai tappezzano la Cisgiordania, occupando il territorio e obbligando i Palestinesi a vivere come prigionieri in enclave sempre più piccole.
Fino a che questo tema non sarà affrontato sembra impossibile costruire sia un vero stato palestinese che un pace durevole, di qualsiasi sorta.

Questo è un raro momento di crisi e di opportunità. L'ardita strategia di Obama deve fare i conti con forti resistenze, e avrà bisogno di aiuto da tutto il mondo nei prossimi giorni e settimane per rafforzare le sue intenzioni.
Se riusciamo ad aiutare Obama a mantenere questa linea sugli insediamenti, a far cambiare strada alla politica israeliana e a incoraggiare i Palestinesi e altri stati arabi a offrire una mano tesa, un nuovo inizio per il Medio Oriente diventa possibile.
Avaaz.org, un'organizzazione non-profit e indipendente, che lavora con campagne di sensibilizzazione in modo che le opinioni e i valori dei popoli del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali (Avaaz significa "voce" in molte lingue) lancia una
campagna in tutto il mondo per una raccolta di firme
a supporto dell'affermazione di Obama
che gli insediamenti nei territori occupati devono finire.
AVAAZ farà pubblicare il numero delle firme raccolte (in questo momento sono circa 100.000) su importanti giornali in Israele e a Washington (dove ci sono tentativi di alienare a Obama il supporto del Congresso Usa).

Leggi le parole di Obama e aggiungi la tua firma (click)
, poi fai girare questa mail ai tuoi amici e familiari così che possano farlo anche loro.

Il testo completo del discorso del Presidente Obama in inglese e in italiano

Avaaz non riceve fondi da governi o aziende ed è composta da un team internazionale di persone sparse tra Londra, Rio de Janeiro, New York, Parigi, Washington e Ginevra. +1 888 922 8229