25 marzo 2026

La tortura messa a sistema: l’ultimo rapporto di Francesca Albanese

 

Si intitola “Tortura e genocidio” e documenta le torture sistematiche
sui palestinesi da parte di Israele. 
da Redazione Kritica, 23 marzo 2026.

Oggi 23 marzo a Ginevra, la Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967 Francesca Albanese presenterà il suo ultimo report. Si intitola “Tortura e genocidio” e documenta l’uso sistematico delle torture da parte del regime israeliano nei confronti delle popolazioni palestinesi.

Come si legge nella sintesi: “Questo rapporto esamina l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi nel Territorio Palestinese Occupato, a partire dal 7 ottobre 2023, considerando pratiche sia detentive che non, le quali raggiungono la soglia per configurare il crimine di genocidio ai sensi della Convenzione sul Genocidio.

Documenta come la tortura sia divenuta parte integrante del dominio e delle punizioni inflitte a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi in detenzione sia mediante una campagna incessante di sfollamento forzato, uccisioni di massa, privazione e distruzione di tutti i mezzi di sussistenza, al fine di infliggere dolore e sofferenza collettivi sul lungo periodo. Viene imposto un regime perpetuo e territorialmente pervasivo di terrore psicologico, progettato per spezzare i corpi, privare un popolo della propria dignità e costringerlo ad abbandonare la propria terra.

Questa non è violenza incidentale. È l’architettura del colonialismo di insediamento, costruito sulla disumanizzazione e mantenuto da politiche di crudeltà e tortura collettiva.”

Qui il testo completo



Riportiamo di seguito le conclusioni e le raccomandazioni del rapporto:

Conclusioni

Dall’ottobre 2023, la tortura sistematica dei palestinesi è diventata parte integrante del genocidio coloniale-colonialista di Israele, fungendo da strumento di violenza annientatrice diretta contro i palestinesi in quanto popolo. Quando la tortura viene perpetrata su un intero territorio, contro una popolazione in quanto tale, e sostenuta da politiche che distruggono le condizioni di vita, l’intento genocida è evidente.

Questo rapporto ne sfiora solo la superficie. Esso colloca la tortura in un quadro più ampio di politiche e pratiche sia detentive che non detentive, in cui l’inflizione di un danno collettivo a lungo termine riflette uno sforzo concertato per controllare e cancellare un popolo: distruggendo le condizioni di vita di base, spezzando i legami sociali e la resistenza collettiva e, in ultima analisi, costringendo i palestinesi ad abbandonare la loro terra per sostituirli con i coloni.

Durante la detenzione, i prigionieri palestinesi sono stati sottoposti ad abusi fisici e psicologici eccezionalmente spietati, su una scala e con un’intensità senza precedenti nella storia della Palestina/Israele. Pestaggi brutali, violenza sessuale, stupri, maltrattamenti letali, fame e la privazione sistematica delle condizioni umane più elementari hanno inflitto cicatrici profonde e durature sui corpi e sulle menti di decine di migliaia di palestinesi e dei loro cari. Queste pratiche dimostrano che il sistema di detenzione israeliano è degenerato in un regime di umiliazione, coercizione e terrore sistematici e diffusi, volto a privare i palestinesi non solo della loro libertà, ma anche della loro dignità, identità e persino del più elementare senso di umanità. Lungi dall’essere eccessi isolati, tali comportamenti sono stati istituzionalizzati all’interno delle strutture di detenzione sostenute politicamente dalle autorità israeliane e pubblicamente giustificate, o addirittura celebrate, da alcuni segmenti della società.

Oltre alla detenzione, i palestinesi sono sottoposti a condizioni che, cumulativamente, infliggono gravi sofferenze fisiche e psicologiche collettive: uccisioni di massa, sfollamenti di massa, distruzione di massa di case e infrastrutture, fame di massa, privazioni di massa, compresa l’assistenza medica essenziale, e la costante esposizione alla violenza e all’umiliazione senza possibilità di riparazione. In questo ambiente tortuoso, la distruzione intenzionale delle condizioni necessarie alla vita rende l’esistenza quotidiana un calvario di stanchezza, traumi e precarietà.

Prendendo di mira l’intera popolazione, su tutto il territorio occupato, attraverso una serie di comportamenti, il genocidio è diventato la forma estrema di tortura: continua, generazionale e collettiva. Nel loro insieme, queste politiche consolidano un sistema globale di distruzione calcolato per infliggere sofferenza permanente ai palestinesi, annientare la vita quotidiana e creare un ambiente di angoscia prolungata, come confermato dalle testimonianze che descrivono l’erosione irreversibile della fiducia, dell’identità e del senso di appartenenza causata dalla tortura e dal suo impatto duraturo sulle famiglie. Queste pratiche sono progettate per infliggere danno e cancellare una volta per tutte il diritto palestinese all’autodeterminazione, erodendo la possibilità di continuità politica, culturale e territoriale. Non c’è dubbio che ciò costituisca sia l’inflizione di gravi danni fisici e mentali ai sensi dell’articolo II(b) della Convenzione sul Genocidio, sia una tortura intenzionale e collettiva.

Sebbene la disumanizzazione dei palestinesi sia antecedente alle nomine di Ben-Gvir, Smotrich e Katz nel governo, questi politici ora presiedono e danno la direzione politica alle politiche alla base delle conclusioni di questo rapporto. Qualsiasi ricerca credibile di giustizia deve affrontare la tortura non come un crimine isolato, ma come un pilastro fondamentale di un progetto genocida volto alla completa cancellazione – distruzione fisica e psicologica, sfollamento e sostituzione – del popolo palestinese.

Raccomandazioni

Ricordando le sue precedenti 58 raccomandazioni, la Relatrice Speciale raccomanda inoltre che:

Israele dovrebbe:

Cessare immediatamente tutti gli atti di tortura e maltrattamento del popolo palestinese nell’ambito del genocidio in corso, sia in stato di detenzione che fuori da esso. Ciò richiede, come precondizione fondamentale, lo smantellamento del regime di apartheid mantenuto nei territori palestinesi occupati, che la Corte Internazionale di Giustizia e l’Assemblea Generale hanno giudicato in violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Questo processo deve iniziare con la fine immediata della presenza illegale di Israele nel territorio, insieme alla responsabilità, al pieno risarcimento, alle garanzie di non ripetizione e alle misure per preservare la memoria attraverso una riforma istituzionale ed educativa.

Gli Stati membri dovrebbero:

Rispettare l’obbligo di non partecipare né essere complici dei crimini israeliani, e invece prevenire e affrontare le gravi violazioni del diritto internazionale, in particolare quelle previste dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Convenzione sul Genocidio, e garantire che gli atti di genocidio, tortura e maltrattamenti siano oggetto di indagini e perseguiti.

Potenziare i meccanismi e le risorse per la raccolta di prove ai fini dei procedimenti penali, chiarire la sorte e l’ubicazione di tutti i palestinesi scomparsi e garantire che Israele fornisca adeguati risarcimenti alle vittime palestinesi. Attivare meccanismi di giurisdizione universale per processare individui e persone giuridiche sospettati di coinvolgimento in gravi violazioni e altri crimini internazionali, inclusi il genocidio e la tortura.

I programmi di sostegno psicosociale per i sopravvissuti, in particolare gli ex prigionieri e i sopravvissuti alla tortura e alla violenza sessuale, dovrebbero essere finanziati a livello internazionale, ad esempio tramite lo stanziamento del Fondo Volontario delle Nazioni Unite per le vittime della tortura a favore delle ONG palestinesi, e dovrebbero facilitare il trasferimento dei sopravvissuti verso stati terzi.

All’Ufficio del Procuratore della Corte Penale Internazionale:

Indagare e perseguire gli atti di genocidio, tortura e maltrattamenti e, in questo contesto, richiedere immediatamente mandati di arresto per i funzionari israeliani, in particolare Ben-Gvir, Katz e Smotrich, sospettati di aver perpetrato e/o ordinato i crimini atroci descritti in questo rapporto, nonché per il Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano e gli alti funzionari dell’IPS responsabili dei centri di detenzione.